E il virus uscì dai nostri corpi... Il carro-auspicio di Fabrizio Galli
Il costruttore si affida all’attualità dell’emergenza Covid «Punto sulla speranza e spero di suscitare forti emozioni»
Simone Pierotti
Viareggio. Domanda: quanto perde d’attualità – ammesso che la perda – un carro che racconta la lotta, e la vittoria, dell’umanità contro il Covid-19? La risposta ce la dà l’autore stesso della costruzione, Fabrizio Galli: il suo Esci da questo corpo, dice lui, «sarebbe stato attuale non appena ci sarebbe stata la possibilità di uscire dalla Cittadella per andare sui viali a mare. Vuol dire che ci sono regole che, al momento, ci consentono di farlo. Ed è un carro in cui credo moltissimo perché susciterò delle forti emozioni». Un carro che attinge a piene mani da più mondi, dal fantasy ai personaggi dei fumetti passando per l’esorcismo – come suggerisce il titolo.
IL TEMA
Già, il tema. Un azzardo fare un carro sul Covid? Forse. Però per Galli cambia poco o nulla rispetto all’intento originario. La sua ultima fatica «punta sulla speranza di uscire al più presto da questo virus, che da quando è entrato nelle nostre vite ci ha causato parecchi problemi e continua a farlo. E forse non saremo mai in grado di sapere chi o cosa l'ha causato».
Lo scenario descritto dal carro, insomma, non è ancora la realtà attuale, ma potrebbe esserlo in futuro. Anzi, lasciamoci andare ad un pizzico di ottimismo: è lo scenario del mondo che sarà. Non è ancora dato sapere quando, ahinoi. Ma sarebbe sbagliato abbandonarsi al fatalismo e pensare che sia solo un fatto di destino avverso. «Ognuno di noi deve dare il proprio contributo – aggiunge Galli – la campagna di vaccinazione va nel senso di seguire i dettami della scienza». Certo, non basta. E basta vedere le condizioni a cui dovrà sottostare il Carnevale per poter andare in scena in quest’inedita versione autunnale: pur con il green pass sul telefono o in tasca, pur trovandoci in uno spazio sconfinato all’aperto come la Passeggiata, potranno accedere solo cinquemila persone e dovranno tutti guardare la sfilata a sedere, senza possibilità di assembramenti.
IL CARRO
C’è molto della parabola di Galli in questa costruzione, sia nell’utilizzo di materiali alternativi alla cartapesta come la vetroresina – presente in carri come Messaggio universale, Te lo do io il Creatore e La pace di cristallo – sia nel ricorso a soluzioni artistiche e architettoniche che richiamano, ad esempio, Barbarians, vedasi il corpo che giace sulla parte frontale e un mastodontico mostro a sovrastarlo. «Sì, mi sono ispirato a me stesso, ci sono elementi che ho fatto io in passato e che poi ritornano, come certe geometrie, la sintesi dell’anatomia di un corpo o l’uso della vetroresina».
E se vogliamo c’è pure un omaggio a papà Renato quando paragona i ‘coronasauro’, i mostri che compongono la scenografia posteriore, alle teste dell’idra, che «sono come le varianti di questo virus: ne tagli alcune, ma poi ne spuntano altre».
La figura principale è un ibrido tra Batman e Venom, «un Batman demoniaco, come se fosse posseduto, metafora dell’uomo che si trasforma e tira il peggio di sé». Una serie di bassorilievi con dei pipistrelli, l’animale che sembra aver originato il Covid, completano la base della carretta. «Uno dei momenti più intensi della coreografia sarà quando alcuni figuranti a terra inietteranno il vaccino sulla spalla del corpo umano in vetroresina. Su un terrazzino ricavato sul braccio si esibirà un attore teatrale, Jacopo Gori, che farà un monologo interpretando il ruolo di moderno Esculapio e ingaggerà un duello con un attore che fa il diavolo».
I figuranti saranno vestiti da virus e da supereroi della sanità e si esibiranno con l’accompagnamento di una colonna sonora «che è tra le migliori di sempre». Musiche, costumi, mascheroni: a questa combinazione il compito di emozionare il pubblico. E di lasciarci un messaggio incoraggiante.
(6 - continua)
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