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«La Versiliana gestita senza una strategia»

Luca Basile
«La Versiliana gestita senza una strategia»

L’ex direttore artistico Simoni attacca l’attuale numero uno della Fondazione: «Per fare cultura serve un progetto»

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Luca Basile

Pietrasanta. « Un livello qualitativo così basso del Festival della Versiliana, in tanti anni, mai si era visto. Siamo di fronte ad un declino imbarazzante». Sono parole dure quelle di Massimiliano Simoni, 16 anni trascorsi all'ombra del parco come presidente e direttore artistico, che punta l'indice, a margine del cartellone 2021, contro l'attuale numero uno della Fondazione, Alfredo Benedetti. «È inadeguato al ruolo che gli è stato assegnato: gestisce la Versiliana in scia ai bilanci come un amministratore di condominio, non c'è una strategia, non c'è una visione per il futuro, non esiste, se così possiamo definirla, una linea editoriale. La Versiliana ha bisogno di idee, soldi, spettacoli di livello, un Caffè che torni a caratterizzarsi non dico come ai tempi di Romano Battaglia, temo inarrivabili, ma che vada oltre il poco di oggi. Siamo di fronte ad una conduzione catastrofica, senza né capo e né coda. E tutto procede nell'indifferenza generale, anche l'opposizione, che una volta in ogni occasione attaccava il sottoscritto, oggi è rassegnata e si limita ad osservare, con distacco, questo disastro».

Nel mirino di Simoni le proposte del Festival. « Su palco hanno talvolta recitato da protagonisti compagnie para-amatoriali: ma stiamo scherzando? I commenti degli spettatori, sempre più in calo e lo confermano il numero di date annullate, sono all'insegna della delusione, dell'amarezza. Pochi soldi a disposizione della Fondazione? È un altro degli aspetti che contribuiscono a demolire il mito Versiliana: se si vuole fare cultura, se si crede in un certo progetto, non si può pensare di non sostenere economicamente una proposta di qualità, altrimenti si finisce, come oggi, ad affidare il palco ad artisti che non lo meritano. Pietrasanta e La Versiliana vanno invece meritate. È come piazza Duomo che fa da cornice ad una banana gigante e a una mostra pensata solo per fare discutere un po’ e che, alla fine, non ha neanche creato quel dibattito che artisti e compagnia auspicavano. In molti – prosegue Simoni – mi criticarono per avere portato, a suo tempo, una mostra di Paolo Ruffini sempre in piazza Duomo, ma quella era una performance, non appunto una vera e propria mostra, organizzata in un mese invernale, a costo zero e supportata dal talento dei maestri della cartapesta del carnevale di Viareggio. Erano gli anni del progetto Start che poteva e doveva valorizzare, attraverso un percorso condiviso, sia dal punto di vista mediatico che culturale, la città: di quel progetto è rimasta solamente un'inutile chat per qualche comunicazione di servizio». A parere di Simoni il rilancio del Festival e del Caffè passa affidandosi a «persone di valore del settore, abbandonando figure come quelle del consulente artistico che poco o niente o niente portano alla stagione, ma che vengono pagate lautamente. La prosa e la danza, di livello, sono possibili, così come un Caffè che guardi anche e soprattutto giovani e che si riconosca in conduttori storicizzati. Non c'è niente di tutto questo: dal centro storico alla Versiliana la cultura non sembra più fare parte di Pietrasanta. E già oggi, ma soprattutto in futuro, pagheremo le conseguenze di questa gestione disastrosa».

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