Il presidio
Rocco Schiavone e Dario Corbo, incontro ravvicinato a Palazzo Mediceo
Giampaolo Simi: «Del personaggio di Antonio Manzini apprezzo il suo essere un personaggio in chiaroscuro»
Cristina Bulgheri
Potremmo dire: una coppia di fatto! Non è infatti la prima volta che due dei maggiori giallisti della scuderia Sellerio (e del panorama letterario italiano), quali sono Giampaolo Simi e Antonio Manzini, si presentano assieme sul palco di una manifestazione per dialogare tra loro. Un “passo a due” già provato al Festival della letteratura di Mantova e alla Gamc di Viareggio nel febbraio dello scorso anno alla vigilia del lockdown e che si ripropone questa sera nel salotto all’aperto di Palazzo Mediceo a Seravezza per Trame d’estate. Sul tavolo gli ultimi due libri dei due scrittori, entrambi con la inequivocabile copertina blu della casa editrice palermitana fondata da Elvira Sellerio: Rosa elettrica a firma Simi; Vecchie conoscenze a firma Manzini, ultimo (al momento) episodio della saga del vicequestore Rocco Schiavone. In un botta e risposta che permetterà al pubblico del festival seravezzino di entrare nel cuore delle storie e dei personaggi.
Simi, oggi a Seravezza sarà intervistato e intervistatore. Quale ruolo preferisce?
«A me piacciono entrambi, anche se il compito dell’intervistatore è sicuramente più difficile. Due i motivi: uno perché non sempre è semplice trovare domande interessanti, secondo perché se per caso non sono nella serata giusta e sbaglio la presentazione del lavoro del collega, rischio di comprometterne il successo. Sento molto la responsabilità e dunque sono più in tensione».
Come si è preparato per veicolare al meglio il libro di Manzini? Ha già pronta qualche domanda pungente?
«Con Antonio non ti puoi preparare, né prevedere che piega potrà prendere la serata. Antonio ha un passato d’attore che fa la differenza, quindi detta i tempi ed io farò da “spalla”».
Siete “compagni di squadra” ma c’è stata un’occasione precisa durante la quale vi siete conosciuti?
«Prima di tutto ci siamo conosciuti attraverso i nostri libri. Peraltro io ho un nipote che è un fan di Rocco Schiavone, ma il primo a parlarmi di Manzini all’indomani dell’uscita del suo primo giallo - Pista nera - fu Nino Pellegrinetti della libreria La Vela che ne previde un futuro fortunato. Poi ci siamo incontrati di persona alle tavolate organizzate da Sellerio, ai festival e in tutte quelle occasioni dove gli scrittori hanno modo di conoscersi».
Che cosa apprezza di Rocco Schiavone?
«Apprezzo il suo essere un personaggio in chiaroscuro, “difettato”, un poliziotto non solo medaglie ed encomi alle parete, uno che rappresenta la legalità ma che la vive in maniera controversa, che rappresenta il disagio e l’imperfezione che sono di tutti, uno che ha una sua morale personale. E questa è stata la scommessa vincente di Manzini».
Durante la stesura di un romanzo, capita che vi confrontiate su un personaggio, su uno snodo della trama più complesso?
«Non succede. Possiamo parlare di quello che stiamo scrivendo in generale, ma non entriamo nel dettaglio. E lo dico da una posizione privilegiata che è quella di far parte di una vera squadra, quale è quella Sellerio, ma non ovunque è così. Il nostro comunque è un lavoro individualista. Rimasi invece colpito da un intervento di Ettore Scola che raccontava di come durante un pranzo con Monicelli e Suso Cecchi D’Amico i grandi del cinema si scambiassero consigli su un copione, su come girare una scena. Questa consuetudine che c’è nel cinema non esiste tra gli scrittori».
A proposito di cinema: sia lei che Manzini siete anche sceneggiatori, avete mai pensato di scrivere un soggetto insieme?
«Non è mai capitato ma non escludo che possa accadere se troviamo un progetto condiviso».
Manzini segue la trasposizione tv di Rocco Schiavone, Simi fa altrettanto con Dario Corbo, protagonista di alcuni suoi romanzi?
«Sì certo, anche se è un percorso accidentato. In questi casi la più grande dote è la pazienza. Siamo in cammino ma ad ora è difficile dare una data di quando anche Corbo approverà in tv».
Meno difficile invece annunciare quella dell’uscita dell’ultimo romanzo con Dario Corbo che chiude la trilogia…
«E’ vero: si parla dell’inizio dell’anno prossimo. Penso di concluderlo a Natale che significa arrivo in libreria tra marzo e maggio. Ho preferito prendermi un po’ di tempo in più perché questo personaggio adesso ha una storia alle spalle, diversi personaggi collaterali dei quali rendere conto. In più desidererei che uscisse quando la situazione pandemica si sarà calmata per poterlo accompagnare nelle librerie».
Questa stasera però al pubblico presenterà Rosa elettrica, un romanzo uscito nel 2007 per Einaudi che ha trovato nuova vita e nuova veste sempre con Sellerio...
«Ho finalmente sanato una ferita. Rosa elettrica, abbandonato dall’editore, era stato un romanzo ante litteram, una storia con una protagonista femminile quando, 14 anni fa, tutto questo era fuori dai canoni classici: i lettori forse non erano pronti e gli editori non volevano rischiare. Oggi che i dati dicono che il 70% dei lettori di gialli sono donne, sono cominciati a fiorire commissari e investigatori al femminile».
Lo ha ritoccato, rivisto e corretto?
«Rileggersi è sempre difficile ma devo dire che mi sono sorpreso perché è un buon prodotto: ha il ritmo di una serie tv, ha delle stranezze e delle caratteristiche che nella collana Sellerio diventano virtù. Così il ritocco è stato veramente minimale, altrimenti sarebbe stato un tradimento».
Anche questo romanzo potrà avere un sequel?
«La vita di Rosa elettrica ricomincia adesso, il libro sta incontrando ora i suoi lettori e sono loro che devono decidere se una storia deve continuare o no; a fine anno tireremo le somme».
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