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La Versilia non dimentica «Il fronte di oggi è il lavoro»
Sul palco uno dei 422 licenziati della multinazionale Gkn Il sindaco Verona: «Rifiutare ogni tuffo nel passato»
Tiziano Baldi Galleni
stazzema. Valori che incarnano la pace a braccetto con il diritto al lavoro. Ieri a Sant’Anna, forse per la prima volta, nel giorno dell’anniversario della strage questi due concetti sono stati espressi insieme. Uniti da una parola: Resistenza. È stato il sindaco di Stazzema Maurizio Verona a fare questo parallelismo nel suo intervento dal monumento ossario.
Discorso che infatti è stato preceduto – con un fuori programma – dall’appello di Matteo Moretti, rappresentate Rsu e uno dei 422 operai della Gkn di Campi Bisenzio che stanno protestando contro la chiusura dello stabilimento, deciso (e comunicato semplicemente con un’email) il 9 luglio dalla multinazionale proprietaria. Nel periodo della dittatura fascista «i diritti dei lavoratori furono umiliati, calpestati, con decreto si stabilì che l’unico sindacato che poteva trattare con la Confindustria era il sindacato fascista annientando le altre rappresentanze sindacali», ha spiegato Verona che ha citato l’articolo uno della Costituzione, e l’articolo quattro che riconosce il diritto al lavoro. «Calamandrei disse che la Costituzione della repubblica democratica italiana è nata sulle montagne, luoghi di resistenza e luoghi teatro di eccidi e crimini contro l’umanità come accadde qui». Perciò, e si è rivolto alla sottosegretaria per i rapporti con il parlamento Deborah Bergamini, «oggi bisogna rimanere tutti compatti. Accettare questa risoluzione unilaterale di questa azienda è un tuffo nel passato, nel periodo più brutto della storia del nostro Paese».
Si sono aperti con questo incipit i saluti delle autorità ieri a Col di Cava, dove si trova il monumento ossario. Quello del sindaco Verona è stato forse uno dei discorsi più lunghi di sempre, durato quasi 20 minuti. Ha chiesto a Bergamini di sensibilizzare i gruppi che sostengono il governo alla discussione e approvazione della proposta di legge antifascista di Stazzema. «Essere antifascisti significa semplicemente essere per la libertà e per la democrazia», ha detto.
E poi sul caso del sottosegretario Claudio Durigon le ha fatto una sorta di provocazione: «Onorevole vorrei sapere cosa ha provato quando un suo collega di governo ha proposto di intitolare il parco di Latina, che oggi porta il nome di Falcone e Borsellino, al Fratello del Duce».
Alla cerimonia di ieri c’è stata davvero tanta partecipazione. Erano presenti i senatori Umberto Buratti e Andrea Marcucci, il deputato Andrea Romano, il procuratore militare Marco De Paolis, Adelmo Cervi (figlio di uno dei sette fratelli Cervi), e le delegazioni dei Comuni di Marzabotto, Grizzana Morandi, Monzuno, Magenta e una delegazione del Comune gemellato di Moers.
Dopo il sindaco ha parlato il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, che ha fatto un excursus storico a braccio sugli eventi che hanno coinvolto Sant’Anna e altri luoghi di stragi naziste. Mentre la sottosegretaria Bergamini non ha raccolto la “provocazione”. Nel suo intervento pulito e pacato ha espresso sentimenti di ammirazione e gratitudine per l’impegno con cui Sant’Anna di Stazzema ha saputo tenere viva e coltivare la memoria. «Il 12 agosto è un giorno che non può essere dimenticato – ha sottolineato Bergamini –: 77 anni fa a Sant’Anna si consumò, per mano dei nazifascisti, uno dei più atroci eccidi commessi ai danni di centinaia di civili, donne e bambini. Siamo qui per commemorare vittime innocenti, ma anche per guardare con speranza al futuro, per assolvere a uno dei più importanti doveri della vita civile della nostra Repubblica: il dovere della memoria e dell’onore al sacrificio di chi ci ha preceduti. Senza memoria non vi è futuro, né per noi né per le generazioni successive».
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Servizi alle pagine 6 e 7
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