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Una scultura di Dazzi donata all'Ufficio Locale Marittimo
Forte dei Marmi. Un bel bassorilievo del grande Arturo Dazzi, decora dall’altra sera, i locali dell’Ufficio Locale Marittimo di Forte dei Marmi. Due marinai con in spalla i legni per costruire una vecchia barca a vela hanno così trovato una nuova casa grazie alla donazione del professor Mario Spinelli e della sua famiglia. Spinelli, celebre traumatologo e ortopedico è cresciuto ed ha lavorato per anni in città dove è personaggio molto conosciuto e amato. «Questa donazione è l’illusione di fermare per un attimo il tempo e gli amici – ci ha spiegato lo stesso Spinelli – quest’opera, infatti apparteneva a mio padre Antonio che la ricevette come regalo da un suo paziente che aveva operato e che poi aveva conosciuto meglio grazie all’amico comune, il pittore Mario Bibolotti. E così è rimasta sempre nella nostra casa qui al Forte. Mio padre amava quest’opera perché gli ricordava il mare di cui era un grande appassionato: era, infatti, amico di Virgilio Aliboni, e non appena aveva un attimo fuggiva sul gozzo dello storico nostromo della Compagnia della Vela. Insomma un vero “appassionato di mare, delle zirellate e delle barche a vela” come recita la targa posta sotto l’opera». «Un legame, il suo, profondissimo con Forte dei Marmi durato dall’immediato Dopoguerra fino alla sua scomparsa. Ed ecco perché abbiamo voluto che quest’opera sui “Marinai” di Dazzi restasse in questo paese, dove fu realizzata dall’artista carrarese, dove è sempre rimasta e fosse ora visibile a tutti. Grazie al comandante Vincenzo Pagano dell’U. L. M di Forte dei Marmi, che ha accolto con entusiasmo la nostra proposta e a un gruppo di amici come il prof. Franco Dazzi si è concretizzato questo desiderio» . Ed è stato lo stesso Dazzi a illustrare alla cerimonia di inaugurazione l’opera e il suo significato: «Quest’opera è un magnifico esempio di identità culturale e sociale. L’altra sera – ha continuato il prof. Dazzi – ero ad una riunione di cittadini da cui è soprattutto emerso spontaneamente che questo paese, negli ultimi anni, ha perduto ulteriormente il proprio profilo identitario, una caratteristica importante che trasale l’opera pubblica o l’iniziativa, ma che è sempre più minacciato dai nuovi imprenditori e da una nuova frequentazione turistica che guarda più alla movida che alla tradizione di ospitalità che ha fatto grande il Forte. Una perdita dunque che influenzerà anche il nostro turismo che, come disse un grande esperto nazionale di turismo, anni fa, è da sempre come l’agave che cresce, fiorisce e poi però inevitabilmente muore. Ecco perché bisogna recuperare rapidamente quei sentori, quei desideri, quei valori che appartenevano alla Forte dei Marmi degli anni del prof. Spinelli, di artisti come Mario Bibolotti e di maestri della nautica come Virgilio Aliboni». Il bassorilievo di Dazzi dovrebbe essere un gesso preparatorio della statua ai marinai d’Italia che è a Viareggio lungo il Canale Burlamacca.
Franco A. Calotti
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