Gatto traffitto da uno stecco petizione per il degrado al parco
I cittadini hanno promesso una petizione con cui chiedono all’amministrazione una recinzione più alta e la chiusa notturna dei cancelli, oltre a più controlli
Querceta. Schiamazzi notturni, bottiglie spaccate, cartacce e plastica un po’ ovunque, e mercoledì anche un piccolo gatto, Leone, trovato morto e con uno stecco piantato nell'occhio. La situazione al parco pubblico di via Don Minzoni a Querceta sembra stia degenerando. Almeno a quanto raccontano i residenti della zona. Sono stati loro a promuovere una petizione (80 firme raccolte) con la quale hanno chiesto alcune azioni all’amministrazione: l’installazione di cancelli automatici per la chiusura notturna, una recinzione più alta per non far scavalcare le barriere la notte e più controlli della polizia municipale. Intanto la proprietaria del gattino morto, Sara Vincenzini, ha sporto denuncia ai carabinieri per Leone.
«Vorrei sapere chi è stato – dice Sara – . Io abito a fianco del parco e il mio gatto (aveva un anno) spesso stava lì (mai nella strada). Tornava sempre a cena e a pranzo. Da un giorno non lo vedevo più, mi ero preoccupata e poi l’ho scoperto da Facebook perché giravano le sue foto. Purtroppo quando sono uscita da lavoro il corpo non c’era più e non sono riuscita a capire dove è stato portato. Ma lo vorrei sapere, e anche per questo mi sono rivolta ai carabinieri».
L’episodio del gatto - anche se non ci sono testimoni su come sia di fatto deceduto - è l’apice del clima che si respira intorno al parchetto di Querceta, soprattutto la notte, ma anche di giorno.
«Ci sono problemi abbastanza noti – spiega il comandate della municipale Mauro Goduto – abbiamo ricevuto segnalazioni, e si verificano in orari serali quando noi non siamo in servizio. Il giorno invece abbiamo già elevato tre verbali ai genitori di minorenni che giocavano a pallone (non è consentito)».
A farsi carico della petizione è stato Francesco Paolini. «Vorrei fosse chiaro – dice –, noi non vogliamo che quest'area chiuda, ma che sia un parco per i bambini. Invece succede che la notte la gente scavalca la recinzione, bassa e inefficiente, e bivacca per ore facendo baccano, sporcando, spaccando bottiglie. E se qualcuno gli dice qualcosa si prende anche delle minacce (“ti brucio la casa”). Al momento c’è una ragazza che volontariamente chiude i cancelli la sera, ma anche lei ha paura e non so per quanto lo farà. C’è bisogno di chiusure automatiche, telecamere (per identificare in caso di problemi), recinzioni più alte, e una pulizia più frequente. Invece in consiglio comunale ci dicono che siamo “insofferenti” – prosegue Paolini –. A me pare che siamo stati anche troppo tolleranti. Il parchetto di via Don Minzoni è diventato uno schifo». L’amministrazione comunale ha già incontrato più volte i cittadini, una volta anche con il comandante Goduto. «Come fatto presente a loro – dice l’assessore Dino Vené – abbiamo già installato le telecamere di video-sorveglianza mobili (che spostiamo di volta in volta sul territorio). Senz’altro se il pomeriggio ci sono degli schiamazzi è inevitabile con dei ragazzini che giocano. Poi ci saranno degli eccessi e per questo abbiamo rinforzato i controlli della polizia municipale. Per la notte invece abbiamo preso in considerazione i cancelli automatici. Il resto sono un problemi di ordine pubblico, e la competenza è delle forze dell’ordine: gli abbiamo già chiesto un maggiore monitoraggio lì e in altre zone».
Tiziano Baldi Galleni
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