Il Tirreno

Versilia

il provvedimento anti-covid 

Bar e ristoranti si adeguano al green pass «Ma è ingiusto dover fare i controllori»

Matteo Tuccini
Bar e ristoranti si adeguano al green pass «Ma è ingiusto dover fare i controllori»

Da domani le verifiche per chi consuma al chiuso: non servirà al banco, solo al tavolino. Si rischiano multe e la chiusura

3 MINUTI DI LETTURA





Matteo Tuccini

viareggio. In pochi forse lo hanno capito con chiarezza: se da domani il titolare del bar o ristorante non comincia a chiedere abitualmente il green pass al cliente che consuma al chiuso (al tavolo, non al banco), a chiudere sarà lui. «È un messaggio che forse non è passato tra i colleghi – dice Manuel Sakay, titolare del ristobar omonimo a Lido di Camaiore e referente dei pubblici esercizi per Confesercenti – Ma così è: si rischiano multe, all’esercente e al cliente, per violazione delle norme anti-Covid e pure la sospensione temporanea dell’attività». Che scatta dopo tre ammonizioni.

È questa minaccia, che ad agosto ha il suo peso visto che si possono perdere giornate preziose di lavoro, a spingere baristi e ristoratori ad adeguarsi a una normativa che non piace. Nei giorni scorsi il titolare di un’attività ha messo un cartello proprio contro il green pass; poi lo ha ritirato, perché ha capito che poteva creargli dei guai. Ma il clima è questo.

Chi non ha problemi a dire apertamente la sua è un locale storico della ristorazione viareggina: Romano. Che, non avendo tavoli all’aperto, dovrà controllare il green pass a tutti i clienti che si presentano dopo aver prenotato. «Sì, è quello che faremo con l’applicazione per cellulari che ci è stata indicata. Anche se è un provvedimento ingiusto e sbagliato – dice Roberto Franceschini – Noi non dovremmo fare i controllori. Non solo: ci sono delle falle evidenti. Quando inquadro il codice del green pass del cliente, io vedo il nome e la data di nascita: se l’età più o meno corrisponde, sono portato a fidarmi». Solo in casi sospetti, infatti, il titolare dell’attività può chiedere un documento al cliente. «Ad esempio – spiega Roberto Vannozzi, titolare del bar Galliano – se ho di fronte un ragazzo che sul codice mostra la data di un anziano. Che cosa ne penso di tutto questo? È l’ennesimo ostacolo, in un periodo molto complicato, dove c’è anche scarsità di personale. Ma ci adeguiamo».

Nessun obbligo di green pass, invece, per i ristoranti al chiuso e nessun obbligo per le fiere mercatali. Sono questi alcuni chiarimenti che Confesercenti Toscana Nord ha ottenuto con i suoi uffici legali nazionali in vista dell’ormai imminente entrata in vigore del green pass, prevista da domani. «Sono diverse le incongruenze e le incertezze ricollegate al cosiddetto decreto green pass – si legge in una nota dell’associazione – Per questo la Confesercenti nazionale ha predisposto una serie di emendamenti al disegno di legge di conversione adatti a risolvere le situazioni ritenute “impercorribili” per le attività economiche o poco chiare, anche se, dal confronto con esponenti del governo, alcune problematiche sembrano già risolvibili in via interpretativa ed in tal senso sono state date rassicurazioni. Innanzitutto per quanto riguarda i servizi di ristorazione per i quali scatta l’obbligo di green pass se i tavoli sono al chiuso. Una norma però – spiega ancora Confesercenti Toscana Nord – che riteniamo non debba essere applicata ai servizi di ristorazione annessi alle strutture ricettive. Ciò perché per l’accesso a queste ultime non è richiesto il certificato verde». Altra questione delicata riguarda l’obbligo o meno di green pass per le fiere, intese da Confesercenti Toscana Nord come i classici eventi mercatali (pensiamo ad esempio a Sant’Ermete a Forte o al Settembre Lucchese). «La norma, come concepita, riguardante le fiere mercatali è di fatto inapplicabile – spiega l’associazione – poiché non si comprende come tecnicamente sia possibile la verifica del possesso del certificato verde per manifestazioni che si tengono all’aperto, per le strade e le piazze, senza contingentamenti e barriere fisiche, alla stregua dei mercati “in sede impropria” (cioè di quei mercati che non si tengono in strutture “dedicate”), per i quali peraltro non è previsto l’obbligo del certificato verde. La disposizione implica dunque un chiarimento inerente la non applicabilità del “green pass” alle fiere o comunque un urgente intervento modificativo. Ci sono state date anticipazioni secondo cui il problema verrà positivamente risolto». —

ALTRI SERVIZI A PAG. 2 E 3

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
La tragedia

Cecina, il parto in casa e il neonato morto in una busta: i dubbi da chiarire

di Claudia Guarino