Niente deroga per la piazza a Cancogni Per il sindaco «non ci sono le condizioni»
Bocciata la procedura per “anticipare” i dieci anni dalla morte previsti dalla legge. Critiche le opposizioni
Luca Basile
pietrasanta. Manlio Cancogni è scomparso nel 2015: aveva 99 anni. È stato un grande scrittore, giornalista e intellettuale e con il suo lavoro ha nobilitato la terra di Versilia. Che ha deciso di intitolargli una piazza in quel di Fiumetto. E qui si innesca il caso, perché un comitato, che porta il nome dello stesso Cancogni, da tempo chiede che questa intitolazione venga fatta oggi e non aspettando il 2025 quando saranno trascorsi i dieci anni dalla morte dello scrittore, come normativa imporrebbe.
Ma per anticipare i tempi serve serve una deroga: nel febbraio 2020, il consiglio comunale all'unanimità aveva votato proprio per l'intitolazione. Tutti d'accordo allora? Non proprio visto che tre giorni fa il sindaco Alberto Giovannetti, nel rispondere a Ireno Francesconi, referente del comitato in questione, ha messo nero su bianco di non ravvisare «l’esistenza di condizioni eccezionali per derogare il limite di dieci anni».
Insomma la piazza verrà intitolata a Cancogni, ma fra quattro anni. Decisione che lascia in scia amarezza e rabbia. L'amarezza, senza alzare la voce, è quella di Jacopo Cappuccio, nipote di Cancogni e console onorario dell'Indonesia per la Toscana e l'Emilia-Romagna. «Sicuramente se una legge nazionale impone un tempo di attesa per l'intitolazione, non sarà certo il sottoscritto a ribellarsi. Certo, se ricorressero le condizioni per anticipare i termini, sarei più contento. Comunque, l'esistenza di una delibera unanime è il fondamento procedurale che vede maggioranza ed opposizione unite: ed è rincuorante pensare che il nonno sia riuscito ad unire anziché a dividere. A titolo personale ringrazio quindi l'amministrazione comunale e le minoranze per l'attenzione dedicata a Manlio Cancogni. È essenziale – ribadisce Cappuccio – mantenere il dialogo tra l'Amministrazione e la famiglia di Cancogni, nelle persone della moglie (Maria Vittoria Vittori), della figlia (Alessandra Cancogni) e del nipote (Lance Mankowski in rappresentanza della madre scomparsa)».
La rabbia è invece quella del Partito Democratico. «Uno spregio alla cultura la lettera che il sindaco – fanno sapere Ettore Neri e Nicola Conti – ha inviato a Francesconi, al prefetto di Lucca e al presidente della Provincia con la quale, senza pudore, dice no a una deroga sui tempi per intitolare una piazza al grande giornalista e scrittore. Il sindaco, con questo, agisce in barba alla volontà del consiglio che aveva votato all’unanimità la decisione di onorare la memoria di Manlio Cancogni con l’intitolazione di un luogo. Voto unanime che ovviamente si fondava anche sulla consapevolezza del fatto che dieci anni non erano ancora trascorsi dalla morte di Cancogni, ma anche sulla certezza che innumerevoli motivazioni umane, storiche e culturali offrivano più che sufficienti contenuti per consentire una deroga.
«Questa “letterina” vergata dal sindaco, evidentemente inconsapevole del danno che stava facendo, è un vero e proprio insulto alla storia culturale e morale di Pietrasanta e della Versilia; è uno sfregio arrecato alla memoria di una delle più fulgide menti italiane del ventesimo secolo. Come si fa a non provare vergogna per un gesto così inusitato? Come si fa a non inorridire di fronte a così tanta tracotanza e ignoranza?». —
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