Italia
Giustizia, a Roma la voce dei familiari del 29 giugno
Manifestazione per chiedere che la riforma del Governo non metta a rischio processi complessi e delicati
viareggio. I familiari dei disastri italiani a Rigopiano, Viareggio, Amatrice, San Giuliano di Puglia, e i comitati che si battono da anni contro le morti e le malattie nei luoghi di lavoro, ieri mattina erano a Roma – davanti a Montecitorio – per mostrare i volti e raccontare le storie di chi, malgrado suo, è diventato “utente” di quella Giustizia che oggi si va a riformare per quanto attiene la durata dei processi.
«Non ci possiamo affidare alla speranza che i Tribunali d'Appello, per rispettare i due anni massi di durata del secondo grado di giudizio, facciano tre udienze a settimana quando un processo è difficile e importante come quello per il disastro ferroviario di Viareggio, 32 morti e altrettanti imputati», sono le parole di Daniela Rombi.
Dodici anni fa per lei, per la sua famiglia e per molti altri familiari delle vittime del deragliamento di un treno carico di Gpl, i giorni erano scanditi solo dai bollettini medici. La figlia di Rombi, Emanuela Menichetti, morirà a soli 21 anni – dopo 42 giorni di agonia – il 10 agosto 2009: 12 anni dopo, a proposito di tempi della giustizia, la Cassazione non ha ancora rese note le motivazioni della sentenza pronunciata l'otto gennaio scorso.
Sentenza che dispone per Mauro Moretti, all'epoca dei fatti amministratore delegato di Ferrovie dello Stato, un nuovo processo d'Appello.
Dalla Puglia arriva la voce dei familiari delle vittime di un altro disastro ferroviario, quello di Andria e Corato, luglio 2016, 23 vittime: «Dire che la prescrizione si interrompe dopo al sentenza di primo grado ma, al contempo, imporre limiti stringenti per l'Appello e la Cassazione, significa solo preoccuparsi di smaltire carte e non di assicurare una Giustizia giusta ai cittadini come noi che ne hanno un sacrosanto diritto», ribadisce Anna Aloysi dell'omonima associazione, che nello scontro tra treni perse la sorella Maria Aloysi, 49 anni, madre di due ragazzi.
Quelle di Anna sono le parole del Coordinamento nazionale “Noi non dimentichiamo”, nato dopo il disastro di Viareggio, per riunire i familiari delle vittime delle troppe tragedie d'Italia che l'uomo poteva e doveva evitare ma così non è stato, commenta. La cui presidente, Gloria Puccetti – madre di Matteo Valenti, morto sul lavoro a soli 23 anni – aggiunge: «Con questa riforma si gettano nei rifiuti migliaia di processi, il sistema andrà in tilt e non verrà assicurata nessuna giustizia». Preoccupazioni, quella dei familiari delle troppe vittime, che si rispecchiano nella presa di posizione di Giuseppe Marra, consigliere togato del Csm, che ha paventato il rischio di improcedibilità, con la riforma, anche per i procedimenti relativa al crollo del ponte Morandi (Genova 2018, 43 morti) e allo schianto della funivia del Mottarone (2021, 14 morti).
Dal fronte della politica arrivano le parole di Gianluca Ferrara, versiliese, senatore 5Stelle: «Sostenere i familiari delle vittime dei disastri colposi credo sia un dovere da parte di tutta la politica. Per questo ho partecipato al sit in a Montecitorio che hanno organizzato. La loro sofferenza va ascoltata ed è indispensabile dare delle risposte. La riforma Bonafede non andava toccata, perché il dolore e la richiesta di giustizia non devono andare in prescrizione. Mai».
Ferrara aggiunge: «La ministra Cartabia aveva predisposto un testo che aveva gravissime lacune e sviste giuridiche. Sviste sorprendenti per chi invece dovrebbe conoscere bene i meccanismi della Giustizia. Con le modifiche imposte dal M5s, i peggiori reati non saranno soggetti a “improcedibilità” e sono stati raddoppiati i tempi per l'appello che può durare fino a quattro anni per i reati più complessi. Come ha dichiarato il nostro presidente Conte, non è la nostra riforma, ma è un sostanziale passo avanti. Il vero punto su cui riflettere è: perché certe forze politiche (Lega in primis) fino all'ultimo minuto si sono battute affinché reati come quelli collegati alla mafia potessero andare in fumo per decorrenza dei termini? E questo lo dovevano sapere tutti i cittadini italiani». —
Donatella Francesconi
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