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Versilia

Ristoratori divisi sul green pass «Basta che eviti nuove chiusure»

Cesare Bonifazi
Ristoratori divisi sul green pass «Basta che eviti nuove chiusure»

Ma ci sono anche dei titolari ribelli che non lo chiederanno: «Non sono un pubblico ufficiale e non voglio problemi»

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Cesare Bonifazi

Viareggio. Il provvedimento era nell’aria. La strada spianata dal premier Emmanuel Macron non poteva far altro che portare a Roma: così il governo Draghi ha stabilito che da agosto si potrà andare nei locali al chiuso solamente con il cosiddetto “green pass”, ovvero quella certificazione che accerta o l’avvenuto vaccino, o un tampone negativo, oppure la negativizzazione del virus. Un provvedimento che di nuovo colpisce ristoranti, bar e locali.

La notizia non ha lasciato sicuramente indifferente la Versilia che si ritrova a vivere, proprio al momento dell’entrata in vigore dei nuovi divieti, il suo momento migiore dell’anno sotto il profilo delle presenze e degli affari. Il malcontento, inutile dirlo, serpeggia tra gli esercenti e gli imprenditori ma le reazioni sono piuttosto rassegnate: «Che si faccia - viene detto - se davvero questo significa non chiudere di nuovo in autunno». Anche perché dopo due anni di chiusure, potrebbe essere veramente difficile rialzarsi di nuovo.

Roberto Franceschi, della famiglia che gestisce il noto ristorante Romano, non nasconde il proprio disappunto: «Come abbiamo reagito alla notizia? Adesso c’è molta delusione. Non sappiamo veramente come rispondere. Da uan parte speriamo che qualcosa cambi da oggi al 6 agosto».

La famiglia Matteucci gestisce una rivendita di pasta fresca in centro a Camaiore, oltre al servizio al bancone, c’è anche la possibilità di mangiare al tavolo: circa dieci sono all’esterno ma altrettanti sono all’interno: «Se questo provvedimento serve a tutelare la salute, non mi preoccupa almeno per il momento - spiega Alberto Matteucci - con il caldo i clienti preferiscono mangiare all'aperto. Ma è necessario che tutto questo porti un risultato concreto sul piano dei vaccini, perché sennò non ci sarà mai la ripartenza. Il punto è che se non cambia la sensibilità delle persone e non ci si vaccina, si arriverà in autunno con nuove chiusure e questo sarà devastante. È necessario che si implementi l’organizzazione della campagna vaccinale in modo che tutti possano ricevere la propria dose in tempi brevi».Ottimista è invece Domenico Maffei, uno dei gestori de La fila in via Regia: «Il green pass è davvero l’unico modo per invitare la gente a vaccinarsi. Il nostro staff è tutto vaccinato e non credo che ci saranno problemi a richiederlo». Cristina Niccolai gestisce il Caffè New York a Viareggio e anche lei è preoccupata per il futuro: «La vaccinazione è necessaria per uscire da questa situazione, anche io ero titubante inizialmente ma poi ho capito che non possiamo permetterci di chiudere di nuovo perché ancora dobbiamo pagare i danni che le restrizioni hanno provocato durante le chiusure. Vaccinarsi è una questione anche di senso civico».

Ma c’è chi non è d’accordo come Fabio Gentili, titolare del ristorante Nostromo in Darsena: «Non controllerò nessuno perché secondo me è una stupidaggine. Io come dovrei fare a lavorare ad agosto se ho il vaccino prenotato per settembre? Non capisco il motivo per cui queste prescrizioni non valgano in banca o alla posta. E il risultato non arriverà perché chi è contrario lo sarà ancora e anzi vedrà queste regole come un’ulteriore intrusione nella propria libertà di scelta. Per concludere io non ho alcuna intenzioni di prendermi la responsabilità di controllare il green pass: non sono un pubblico ufficiale non ho intenzione di farlo».

«Il problema non è il green pass ma i controlli - replica a questo Piero Bertolani di Confcommercio - Basterebbe fare i controlli sui protocolli di sicurezza nei locali e non ci sarebbe bisogno di tutto questo. Quella della certificazione è una scelta che va a danneggiare nuovamente le attività economiche incolpevoli. Io a malincuore mi sono fatto il vaccino e chi non fa il vaccino, sbaglia». —

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