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Imprenditore morì nella Granfondo ciclistica: in tre verso il processo
stazzema. In tre vanno verso il processo per la morte di Roberto Silva, 53 anni imprenditore milanese e ciclista amatoriale, morto dopo l’incidente con un’auto nel maggio del 2019 in occasione della gara ciclistica Gran Fondo Versilia.
Il pubblico ministero aveva chiesto il proscioglimento dell’amministratore di diritto della società che organizza la manifestazione e del consulente esterno che si occupava della logistica della corsa, chiedendo solo il rinvio a giudizio dell’amministratore di fatto della società che organizza l’evento. Ma l’avvocato che rappresenta i familiari della vittima si era opposto all’archiviazione dei due indagati con l’accusa di omicidio colposo per quanto riguarda Silva e di lesioni colpose per le ferite riportate dall’altro ciclista amatoriale, Alessio Lemma, nello scontro con la stessa auto uscita da una proprietà privata per immettersi nella strada dove si svolgeva la corsa.
Il gup Antonia Aracri, dopo alcuni giorni, ha deciso l’imputazione coatta con l’accusa di omicidio colposo per tutti e tre gli indagati. Secondo l’accusa, dalle riunioni in Prefettura prima e dopo l’evento sarebbe stato individuato il punto debole degli organizzatori della gara: la mancanza di informazioni agli abitanti delle zone interessate. Non c’erano, secondo gli inquirenti, cartelli indicatori adeguati lungo il percorso e vicino a stradine private e tv, radio e carta stampata a livello locale non avrebbero ricevuto comunicati esaustivi.
Originario di Milano, Silva era uno dei titolari del colosso del sapone di Marsiglia “Desa”, ma aveva un legame stretto anche con la Versilia e Forte dei Marmi. L’incidente avvenne sulla strada provinciale per Arni, in località Contra. Una moto dell’organizzazione aveva fermato dietro una curva l’auto condotta da una ventunenne, arrivata da una stradina privata: fatale per Silva, che correva per il Team Maggi, l’impatto con l’auto. —
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