Il Tirreno

Versilia

notti magiche 

Due viareggini a Wembley per tifare la Nazionale

Gabriele Noli
Due viareggini a Wembley per tifare la Nazionale

Antonio e Stefano lavorano a Londra e hanno assistito al match con la Spagna: «Uno spettacolo assoluto, sembrava di essere a casa». E ora si pensa alla finale

2 MINUTI DI LETTURA





Gabriele Noli

viareggio. L’idea, ad Antonio Riccio, è venuta spontanea venerdì sera, dopo aver guardato la partita vinta dalla Nazionale contro il Belgio ai quarti degli Europei nel ristorante di Londra (il Blanco43) di cui l’amico Stefano Maggi (viareggino come lui) è manager: comprare i biglietti per la semifinale di Wembley con la Spagna, ammesso di trovarli.

Gli è andata bene, e pazienza se assecondare il suo proposito gli è costato quasi 200 euro: vedere gli azzurri lottare per il titolo continentale, nel Paese in cui si è emigrati ormai da sette anni (oggi lavora come marketing executive), non ha prezzo.

Pure Maggi lo sa. Inizialmente titubante, si è convinto l’indomani, incentivato da un amico che si è preso l’impegno di acquistare i tagliandi.

Lui, che vive a Londra da un decennio, a differenza di Riccio aveva già visto la Nazionale a Wembley, negli ottavi contro l’Austria: un’esperienza talmente meritevole che non poteva restare isolata.

La mattina seguente, alla cornetta del telefono, la voce è poca, ma l’euforia ancora tanta per una serata che fa storia personale e collettiva.

«Tanta roba!», esclama Maggi ripensando ad ogni momento della partita e, perché no, anche di quelli precedenti. Dai serpentoni umani di tifosi che dai mille angoli di Londra convergono tutti a Wembley, nelle metropolitane ci si accontenta dello spazio vitale, se ne rimane un po’.

«Abbiamo impiegato 70 minuti partendo da Lewisham (sud-est) per raggiungere lo stadio», racconta Riccio accompagnato da un’amica di Salerno. La visione di Wembley, maestoso, si materializza dopo aver esibito il documento che certifica la negatività del test anti-covid eseguito entro le 48 ore dalla gara (necessario per garantirsi l’ingresso sulle tribune) e il biglietto.

Al distanziamento, però, nessuno pare far caso. Dentro e fuori. «Contro l’Austria la situazione si poteva ancora gestire abbastanza bene, ma ieri (martedì, ndr) no, c’erano davvero troppe persone», sottolinea Maggi, maglia azzurra col 4 sulle spalle (omaggio non prefigurato a Spinazzola, visto che la sua era di Darmian) e bandiera tricolore sventolata all’esterno dello stadio e poi indossata come un mantello.

«Uno spettacolo assoluto: durante l’inno di Mameli sembrava davvero di essere a casa», confessa. Riccio ricorda bene l’ansia nei frangenti in cui «la Spagna stava giocando molto meglio di noi. E io mi chiedevo: “Che succede? Perché non ci svegliamo?”». La risposta, la migliore possibile, è arrivata dai rigori.

Rimane, oltre alla gioia irrefrenabile per la qualificazione alla finale, la percezione di un ambiente «amichevole», ovvero problemi zero tra le due tifoserie.

Un ritorno a Wembley, domenica, nella notte (della) finale, è pensiero e eventualità, almeno per Maggi. «Se riesco a prendere i biglietti, ci vado, son sincero».

Sarebbe stato difficile credere il contrario. —

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
Il caso

Lucca, botte e insulti razzisti al professore scambiato per il compagno della ex

di Pietro Barghigiani