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Lavoro e tutela dell’ambiente senza inutili scontri

Lavoro e tutela dell’ambiente senza inutili scontri

Sia il sindaco di Stazzema Maurizio Verona che la Cna invitano al dialogo: «Nessuno vuole distruggere le Apuane» 

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Stazzema. «Sto seguendo con attenzione il dibattito che si sta sviluppando sul tema delle cave che ha portato alle manifestazioni di domenica scorsa che ha messo a confronto ambientalisti di “Apuane libere” ed alcuni rappresenti dei cavatori nel territorio di Stazzema». Comincia così la lettera aperta che il sindaco di Stazzema, Maurizio Verona, ha scritto sul caso Apuane. «Ho l’impressione che i toni si siano alzati troppo: le cave sono parte della storia del nostro territorio ed anche del paesaggio che si è cercato di tutelare in questi anni da uno sfruttamento di rapina che non riguarda certamente i nostri versanti. I materiali lapidei sono una risorsa ed una fonte di lavoro. Perché se da una parte c’è la tutela del paesaggio, dall’altra c’è quella del lavoro che è il fondamento della nostra Repubblica». Secondo Verona, il dibattito deve investire «anche l’idea di economia legata alle nostre pietre, ad una ricaduta sul territorio dei benefici che derivano dall’estrazione del marmo e delle altre pietre, ad una economia di filiera che parta da una regolamentazione che assicuri un futuro al settore lapideo, che non si configuri come una depredazione di un bene che non è comunque, infinito e che merita di essere valorizzato al meglio. Ben venga poi il dialogo ed il confronto che non sia mai demonizzazione dell’altro. E’ interesse di tutti, dei lavoratori in primis, tutelare una risorsa che la natura ci ha regalato».

Economia, tutela del territorio, turismo ed escursionismo «possono andare assieme. Nessuno vuole distruggere le Apuane e vogliamo consegnarle ad i nostri figli maestose come sono sempre state, un luogo di una bellezza senza eguali che porta nel nostro territorio tante persone che ogni giorno si inerpicano lungo i sentieri fino alle vette che propongono un paesaggio unico» conclude Verone. Anche la Cna invita ad abbassare i toni. «Lo scontro tra i cosiddetti “ambientalisti” e gli imprenditori ed i lavoratori delle cave (ma anche dell’indotto) è la conseguenza diretta di una scelta ideologica che definire sconsiderata è il minimo». Daniele Cardini, portavoce della Cna Marmo della provincia di Lucca punta il dito contro le «offese intollerabili» che “Apuane libere” ha diffuso sui social in nome del “chiudiamo le cave”. «Chi vive con il marmo è un distruttore della natura, un attentatore alla bellezza di luoghi incontaminati, un rapace profittatore, insomma un ladro, senza tanti giri di parole. Questo non è vero, ovviamente. Oggi siamo tutti convinti ecologisti (salvo poi utilizzare i cellulari, i media, le lavatrici, i frigoriferi, i televisori, le batterie) ma abbiamo bisogno di un nemico per farci sentire. Allora crocifiggiamo qualcuno senza una ragione vera» aggiunge. «Centinaia di famiglie vivono grazie a questa storica attività, che non è anarchica, ma regolamentata da leggi molto stringenti e severe, specialmente in Toscana». Secondo la Cna, non tenere conto dell’assoluta importanza sia economica che culturale del settore lapideo «indica una ignoranza colossale. Non citiamo il “solito” Michelangelo (qualcuno lo ha definito “roba vecchia”) al quale principalmente si deve l’espansione di questo lavoro. O la famiglia dei Medici, che hanno utilizzato i materiali delle Apuane nei loro palazzi, nelle loro residenze. Il marmo è un prodotto naturale, duraturo, ideale per la decorazione delle abitazioni. Ma vi sembra sensato cancellare un percorso di conoscenza che porta dal Rinascimento fino ad oggi?». Da un lato vogliamo essere una nazione che esporta, un Paese manifatturiero, dall’altro odiamo chiunque riesca a vivere fondando una azienda, rischiando quello che possiede per costruire lavoro, e quindi ricchezza. Che è ricchezza di tutti, non di pochi fortunati. E non abbiamo grandi gruppi industriali. Il 90% delle aziende è di dimensioni piccolissime o piccole. I dipendenti sono attaccati all’azienda e la vivono come fosse di loro proprietà. Questa attività è quella che ha fatto conoscere la Toscana, la Versilia nel mondo intero».

La Cna respinge totalmente le accuse degli ambientalisti. «Sparare a zero su di noi in fondo è facile, ma non è facile farci fuori come qualcuno sogna. Sappiamo di utilizzare una risorsa finita (anche il silicio, anche il cobalto o il palladio o il coltan lo sono, ma dato che servono per telefonini e batterie non ha molta importanza la loro estrazione, o dovremmo rinunciare all’auto elettrica, veramente ecologica…) e la rispettiamo profondamente. Pensare di essere i soli dalla parte della ragione non fa parte della democrazia. Discuterne? Benissimo, ma non con il presupposto di “chiudiamo tutto”. Altrimenti non esiste possibilità di dialogo», conclude Cardini. —

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