Il Tirreno

Versilia

il caso apuane 

La scelta di campo del sindacato «Noi stiamo con i lavoratori»

Tiziano Baldi Galleni
La scelta di campo del sindacato «Noi stiamo con i lavoratori»

È l’idea della Cgil Fillea provinciale spiegata dalla segretaria Alessia Gambassi Forti i timori delle conseguenze occupazionali. «Siamo favorevoli ai controlli» 

3 MINUTI DI LETTURA





SERAVEZZA-STAZZEMA. La chiave per conciliare le divergenze sull’estrazione del marmo è ridistribuire la ricchezza con l’occupazione. È l’idea della Cgil Fillea, che la esprime per voce della segretaria della provincia di Lucca, Alessia Gambassi. Il sindacato della Cgil, domenica, durante le due manifestazioni organizzate in contemporanea, ambientalisti da una parte e cavatori all’altra, si è schierato con gli operai e con il lavoro.

Perché la manifestazione dei cavatori?

«Ero sulle cave Cervaiole, e un nostro funzionario sul Corchia con la Condomini di Levigliani. Noi siamo stati vicini ai lavoratori che difendono il posto di lavoro. E vanno capiti. La loro non era una contro-manifestazione. Volevano dimostrare che si può stare insieme: sull’Altissimo si sono svolte tutte e due le manifestazioni, pacificamente. Poi era un modo per dire che ci sono anche i cavatori. Che lì ci sono i loro posti di lavoro. Se tu chiudi le cave di conseguenza vai a fare un danno a tante famiglie che vivono di questo lavoro».

Si può conciliare il lavoro con ambiente?

«Secondo la Fillea sì. Il marmo è una ricchezza per creare occupazione e sviluppo territoriale. Chi vive soprattutto di cave, che è anche la storia di quei luoghi, se ne sente espropriato di fronte a certe esternazioni e manifestazioni. Ma credo che per nessuno il punto sia se tenere aperte o chiuse le cave: ma scegliere un modello di escavazione che ridistribuisca l'occupazione. Nel nostro bacino estrattivo, quello di Lucca, e faccio l’esempio di Henraux e della Condomini, già si fa tanta filiera. Noi infatti vogliamo l’applicazione della legge regionale, che prevede che almeno il cinquanta per cento dei blocchi estratti siano lavorati nei laboratori del territorio. Solo così il territorio della montagna non si spopola, si valorizzano i marmi estratti, e si sostiene la crescita economica di una comunità che continua ad essere vissuta dagli abitanti e il territorio presidiato».

Siamo di fronte ad una nuova polarizzazione delle posizioni?

«Stando alle dichiarazioni ufficiali, quelle riportate sulla stampa, non mi è sembrato. Invece sui social i toni sono molto accesi. Lo sono stati anche nei nostri confronti. Ci hanno chiamato “servi dei padroni”. Ma la Fillea non ha mai attaccato gli ambientalisti né ha mai usato toni negativi. Rispettiamo tutte le posizioni, crediamo in una conciliazione e siamo dispiaciuti delle parole usate nei nostri confronti. Noi saremo sempre a fianco dei lavoratori, per un lavoro di qualità e in sicurezza».

Qual è il clima fra i cavatori?

«Fra i lavoratori e gli imprenditori del marmo c’è preoccupazione. Sia perché questo dibattito, ambiente in contrapposizione all’estrazione, è tornato centrale. Sia per le azioni intraprese dalle istituzioni. Noi condividiamo che si scavi se poi si dà il lavoro con la filiera. Non condividiamo invece una politica industriale dell’esportazione dei blocchi all’estero, che poi è quella che fa nascere sentimenti negativi verso le cave, e un clima ostile. Allo stesso tempo siamo favorevoli ai controlli, sia per il rispetto dell’ambiente (ad esempio in relazione alle cavità carsiche) sia perché l’attività di estrazione deve essere conforme ai progetti di coltivazione».

Come mai queste sospensioni parziali di recente? «È doveroso fare una precisazione. Su cava Buca, cava Russia sulle Cervaiole e su cava Piastraio sul Corchia, è passato un messaggio sbagliato. Cioè che questi siti di cava sarebbero stati chiusi. Invece il Parco delle Alpi Apuane ha fornito delle prescrizioni per parte di quei bacini. Ad esempio obbligando a distanze dalle cavità carsiche. Ma queste cave sono aperte e i loro dipendenti non hanno mai smesso di lavorarci. Quindi se ne deduce che non c’è stata una devastazione, come qualcuno vuole far passare. Detto ciò le aziende del lapideo devono tenere conto delle indicazioni e fare le azioni chieste dall’ente, come i ripristini prescritti. Poi è stato bruttissimo, come ha sottolineato anche Agostino Pocai di Cosmave, che qualcuno abbia usato la parola “esultare“ ad una ipotesi di chiusura temporanea di una cava. Di fronte ad uno scenario del genere si deve capire che vuol dire che qualcuno è rimasto senza lavoro». —

Tiziano Baldi Galleni

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Meteo

Maltempo in Toscana, scatta l’allerta gialla: temporali forti, vento e grandine – Ecco dove

di Redazione web