Il Tirreno

Versilia

«Non c’è perdono senza verità»: la voce di monsignor Giulietti

Donatella Francesconi
«Non c’è perdono senza verità»: la voce di monsignor Giulietti

Il vescovo di Lucca ha celebrato la funzione religiosa per le vittime della strage alla presenza delle massime autorità civili e religiose, a partire dal prefetto

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viareggio. Disastro ferroviario di Viareggio, 12 anni fa, «una delle tanti stragi che il nostro Paese ha conosciuto e intorno alle quali si fa fatica ad avere giustizia, a capire cosa è davvero successo e se qualcuno ne ha colpa». Parole del vescovo di Lucca, monsignor Paolo Giulietti, che ieri mattina – al cimitero della Misericordia – ha celebrato la messa in memoria delle 32 vittime della strage di Viareggio.

Al tema della giustizia e della determinazione delle responsabilità monsignor Giulietti ha dedicato tutta la propria omelia, davanti a un gruppo di familiari delle vittime e a tutte le autorità civili e militari intervenute, compreso il prefetto di Lucca, Francesco Esposito. Assente solo, per la prima volta in dodici anni, il primo cittadino di Viareggio, rappresentato da un assessore.

«Quando manca la giustizia manca la chiarezza indispensabile a capire cosa è accaduto», ha proseguito monsignor Giulietti, circondato dai sacerdoti delle parrocchie viareggine: «E l’assenza di giustizia riguarda tutta la società. Ogni volta che la verità non viene a galla manca qualcosa a tutti».

Nell’omelia del vescovo di Lucca è racchiuso il sentimento più diffuso a 12 anni da quella maledetta notte e a sette mesi, quasi, dalla sentenza della Cassazione della quale non sono ancora note le motivazioni e che rimanda gli imputati alla Corte d’Appello di Firenze per la rideterminazione delle pene, avendo i giudici della Suprema Corte fatto decadere l’aggravante dell’infortunio sul lavoro contestata dalla procura di Lucca e rimasta valida nella sentenze di primo grado (Tribunale di Lucca) e secondo (Corte d’Appello di Firenze). «Non c’è perdono senza verità», così la voce del rappresentante di tutta la Chiesa lucchese, «e non c’è riconciliazione senza giustizia». Un contesto di giustizia che ancora manca che pesa sul cuore di tutti con tanta forza che «questa difficoltà rende difficile anche celebrare».

E rende difficile la vita che continua, inevitabilmente, per chi è rimasto, impegnato lungo il cammino intrapreso dai familiari delle vittime di quella notte per ottenere verità e giustizia. Un cammino che ieri ha riportato chi ha partecipato alla cerimonia religiosa al mausoleo dove sono sepolte parte delle 32 vittime, compresi i bambini.

«Oddio, sono quasi tutte persone ancora giovani», è il commento colto da cronista tra chi – non viareggino – per la prima volta si è affacciato al mausoleo nella mattinata di ieri. Dalle lapidi in marmo, disposte una vicino all’altra, come se fosse la prima volta balzano incontro ancora i volti sorridenti, immortalati per sempre dalle foto scelte per le sepolture. E tutto intorno parlano dei morti gli oggetti che i familiari via via hanno disposto nel mausoleo, piccoli giochi, belle piantine, in un luogo sempre pulito, ordinato, ben tenuto.

Un luogo che dodici anni dopo ancora mozza il fiato e fa sgorgare lacrime e tanta, infinita, rabbia. —

Donatella Francesconi

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