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Levigliani batte Terrinca in Tribunale «Legittimo estrarre il marmo del Corchia»
Il primo round della guerra legale fra i due paesi dell’Alta Versilia si chiude a favore della Cooperativa Condomini
La contesa
Il marmo estratto dalla Cooperativa Condomini di Levigliani dal monte Corchia, nella cava in galleria Tavolini B, su tre specifiche particelle, non è stato scavato né illecitamente né abusivamente. Quindi la Coop non dovrà dare alcun risarcimento a 19 privati, alcuni dei quali residenti a Terrinca o eredi di terrinchesi, che avevano chiesto 26 milioni di euro. Anzi, saranno loro a dover pagare circa 190mila euro fra spese processuali, accessorie, e rimborsi alla Beni Comuni di Levigliani e alla Condomini. La sentenza di primo grado del tribunale di Lucca è di qualche giorno fa - il processo era iniziato nel 2016, ma preceduto da altre azioni legali che avevano portato nel 2011 la Cooperativa a sospendere l’estrazione in quell’area di cava – e a Levigliani i residenti hanno già fatto esplodere i fuochi d’artificio e brindato per il risultato storico. «E’ stata una soddisfazione: siamo consci che è il primo round, perché c’è la possibilità di appello, ma in paese questo risultato ha scaturito tanta emozione – dice Daniele Poli, presidente della Coop Condomini -. Ho visto gente piangere, cavatori e anziani commossi. È una diatriba che parte da lontano, da quando alcuni abitanti di Terrinca credevano che la proprietà oltre il crinale del monte Corchia fosse loro. Siamo sempre stati convinti che i titoli di proprietà in mano nostra erano quelli giusti, datati 1794 con l’atto Mini e De Falchis, al contrario di loro che li consideravano solo carta straccia, dandoci degli ignorati che non sapevamo niente di confini e neppure leggere le carte. Ad una comunità che gestisce le proprietà collettive da circa 230 anni in perfetta comunione ci sembra azzardato».
Sulla scia dell’emozione il paese ha festeggiato al circolo di Levigliani, con cin cin e sorrisi. «Voglio ringraziare la comunità – prosegue Poli - e tutti gli organismi del paese per la sopportazione e la pazienza mostrata. Perché i lavoratori della Condomini tutte le mattine andavano a lavoro con l’etichetta di ladri. Siamo stati oggetto di offese: accusati di sottrarre marmo su proprietà altrui in modo illegittimo e abusivamente. Cosa che il tribunale ha smentito in modo netto».
La Condomini e i Beni Comuni di Levigliani hanno anche ringraziato il team dei loro legali, gli avvocati Sergio Menchini, Michele Comastri, Alice Mirabella, Raffaele Volante e l’architetto Giuseppe Moisè. «Questa ottima sentenza la vogliamo dedicare – prosegue Poli – a chi ha lottato insieme a noi perché la verità emergesse: gente che purtroppo non potrà godere di questo momento di gioia collettiva. In questi anni pesanti ci sono stati soggetti che hanno messo in crisi anche le amministrazioni comunali, portando cataste di documenti in municipio e al Parco delle Alpi Apuane, al prefetto e alla questura, facendo pressione e accusando gli stessi sindaci e i funzionari dei due enti di essere complici di una ruberia. Documenti che in fondo sono risultati inefficaci».
I 19 privati avranno tempo fino al 17 luglio per fare ricorso in appello. La causa riguardava i mappali 14, 15 e 17 del foglio 11 di Stazzema. Un’area in cui si trova il marmo Arabescato Corchia fra i migliori di quella montagna. «Dieci anni fa fu fermata un’escavazione che era legittima, e che ad oggi (con l’approvazione dei Piani di bacino) lì non è più consentita. Perciò abbiamo subito un danno nel danno».
Poli prende di mira soprattutto Baldino Stagi, ex consigliere comunale di Stazzema, che anche se non è fra coloro che hanno fatto causa a Levigliani, è stato fra gli attori principali della vicenda. «Dovrebbe pensare a tutto il male che ha fatto alla nostra comunità. In qualità di consigliere – conclude Poli -, il signor so tutto io ha utilizzato la funzione pubblica sostenendo accuse false contro la nostra Cooperativa. Sia in assemblee pubbliche, nei consigli comunali e sui social, e ovunque potesse, ci ha dato dei ladri, invitando la gente di Levigliani ad andare a casa sua perché aveva documenti che provavano la verità assoluta. Forse, era meglio se quei documenti li avesse portati in tribunale». —
Tiziano Baldi Galleni
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