Indiana Jones tra Camaiore e Pietrasanta: una mostra racconta il confine conteso
Il Gruppo archeologico ha ricostruito la delimitazione tra i due territori, per la quale fu interpellato anche Michelangelo
storia
Un’indagine degna di Indiana Jones, sulle colline del Camaiorese. Con uno scopo ben preciso: ricostruire con precisione lo storico confine tra Pietrasanta e, appunto, Camaiore. Una ricerca che ora diventerà una mostra e una pubblicazione, a opera del Gruppo archeologico Camaiore.
Quella del confine tra i due paesi è questione dibattuta da secoli. Con una portata significativa: quando Pietrasanta passà sotto il Banco di San Giorgio di Genova nel 1446 e poi, qualche decennio dopo, sotto la Firenze dei Medici, quel confine divenne confine non tra comuni, ma fra stati. E non mancarono nel corso degli anni le liti per questione di (cattivo) vicinato, che arrivarono anche all’omicidio.
«Fu perfino interpellato e forse scomodato il grande Michelangelo Buonarroti – spiega il Gruppo archeologico –– a chiedergli aiuto fu il suo amico ovvero l'Abate della Badia Massimo Grati, il quale dal monastero camaiorese inviò una lettera all'artista chiedendogli di intervenire per definire la confinazione che tanti danni provocava. Del resto era l'anno 1518 e Michelangelo si era trasferito a Pietrasanta per scegliere i marmi, e chissà se in quel frangente Michelangelo stesso non abbia incontrato Massimo Grati a Pietrasanta o alla badia e magari abbia dato suggerimenti».
Nemmeno il sommo artista riuscì a trovare una soluzione e la questione si assopì soltanto nel 1847 con l’annessione di Lucca al Granducato di Toscana e, quindi, la riunificazione delle due comunità in un unico stato.
Per definire e stabilire gli esatti confini servì collocare lungo la linea che divideva Camaiore e Pietrasanta, dei termini in pietra o incisi nella roccia, che i soci del Gruppo archeologico Camaiore sono riusciti, in gran parte, a ritrovare in zone spesso incolte o su sperduti luoghi delle nostre montagne. In alcuni casi presentano incise su monoliti a forma di scudo gli stemmi della Repubblica di Lucca o del Granducato, oppure quelli di Camaiore e Pietrasanta. In altri ci sono rimaste le murella, sulle quali si trovavano i detti stemmi, ora mancanti, in altri ancora si trovano incise grandi croci.
In uno in particolare si vede ancora l’orma di un asino: posto sul Colle Asinaio, sull’antico percorso che conduceva in Garfagnana e in Lombardia, quest’ultimo ha dato adito ad una leggenda che vuole che tale impronta sia stata prodotta da un asino che teneva in groppa il demonio, fuggito dinanzi ad una contadina che ebbe il coraggio di esibire un crocifisso.
Per quello del termine posto sul limite comunale dove si trova la mulattiera che conduce a Pascoso, sopra Ripradina, i diari del XVII e XVIII secolo ci raccontano che un frate predicatore cappuccino, durante una sua processione, fece collocare una croce con le reliquie per scongiurare i fulmini.
Da notare che la terminazione confinaria antica corrisponde esattamente a quella attuale, tanto che i soci del gruppo si sono avvalsi delle tecnologie moderne di geolocalizzazione, anche se spesso pochi metri potevano, soprattutto i presenza della folta vegetazione, rappresentare un problema quasi insormontabile.
La mostra, al Civico museo archeologico, sarà visitabile dal prossimo 7 luglio con il contributo di carrozzeria Giovannelli, Conad, GDS Impianti, In-Versilia, Bicicchi Felice, Colorificio Eurocolor e Manifatture Pardini. —
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