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Cava Fornace, molti dubbi sulla gestione dell’amianto

S.C.
Cava Fornace, molti dubbi sulla gestione dell’amianto

Il Comune di Pietrasanta un mese fa ha depositato il ricorso al Tar contro la Regione e la società che gestisce l’impianto di Porta

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Forte dei Marmi. I timori sulla gestione dell’ex cava Fornace, nei comuni di Montignoso (alle porte con la Versilia) e Pietrasanta non sono una novità. La paura dei cittadini e dei sindaci di Forte dei Marmi e Pietrasanta è che Cava Fornace diventi una sorta di “bomba” ecologica, sempre più difficile da gestire. Da due anni il Comune di Pietrasanta ha comunicato alla Regione, stando ai dati messi a disposizione da Arpat, la probabile contaminazione delle acque di falda, richiedendo specifici accertamenti sulla causa dell’inquinamento. Ma la Regione si è dimostrata sorda a ogni richiesta arrivata dal territorio. Dopo il no del consiglio regionale a ogni attività nella discarica, con una decisione a sorpresa la Regione ha risposto “picche” alla richiesta di Pietrasanta di procedere a una revisione dell’autorizzazione integrata ambientale. Da qui il ricorso al Tar della Toscana (tribunale amministrativo regionale) depositato poche settimane fa contro la Regione e contro Programma Ambiente Apuane spa per chiedere l’annullamento del provvedimento con cui la Regione ha rigettato lo scorso la richiesta di riesame dell’Aia. Diniego che ha lasciato di stucco gli amministratori locali dei comuni che sono interessati ai problemi della discarica situata in località Porta. Nel ricorso al Tar si fa presente che Pietrasanta ha più volte segnalato alla Regione la «irregolare gestione dei rifiuti nella discarica gestita dalla società Programma ambiente Apuane e numerosi profili di illegittimità dell’autorizzazione unica ambientale a suo tempo rilasciata». Anche quando Arpat ha segnalato la «probabile contaminazione della falda» gli uffici regionali non sono intervenuti. Già dal 2017 Arpat, si legge ancora nel ricorso presentato al Tar, aveva rilevato la reiterazione della violazione dei limiti relativi al conferimento di rifiuti che contengono amianto». Da qui la richiesta di riesame delle autorizzazioni rilasciate dalla Regione. Ma quest’ultima non solo non ha avviato l’iter per il riesame dell’Aia ma ha chiesto al Comune di motivare la richiesta corredandola di atti e documenti con puntuali proposte di modifica, sulla base anche delle anomalie riscontrate da Arpat. Dopo nove mesi di silenzio, che sono apparsi troppo lunghi nonostante i problemi di Covid, da Firenze, le competenze ambientali e sui rifiuti sono della Regione, è arrivata una vera e propria doccia fredda.

Da qui la necessità di invertire la rotta. Lo scorso aprile la giunta ha deliberato di promuovere un ricorso contro il provvedimento con il quale la Regione Toscana ha rigettato la precedente richiesta del Comune. Il tempo di prepararlo e poi è stato presentato.

Nel ricorso si punta, tra l’altro, sugli aspetti che riguardano la gestione dei rifiuti contenenti amianto. «Non risulta rispettata la prescrizione relativa all’ingresso di rifiuti contenenti eternit in quanto ne risultano ricevuti una percentuale pari al 33,18 per cento, superiore al 30% previsto nelle autorizzazioni». —

S.C.

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