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Parco, il presidente Cardellini: «Tutelare pinete e paesaggio»

Donatella Francesconi
Parco, il presidente Cardellini: «Tutelare pinete e paesaggio»

L’Ente ha coinvolto il proprio Comitato scientifico per analizzare le aree da destinare a pineta e quelle in cui lasciare il bosco naturale

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VIAREGGIO. Questione di giorni e passerà il testimone della presidenza del parco di Migliarino San Rossore Massaciuccoli. Ma l’architetto Giovanni Maffei Cardellini ci tiene a intervenire nel dibattito che si è creato da qualche giorno, dopo che l’assessore all’ambiente di Viareggio, Federico Pierucci, parlando in consiglio comunale ha dichiarato che la pineta di Levante è arrivata «alla fine del suo ciclo vitale». Sottolineando come i pini non siano piante «autoctone» e disegnando un futuro di faggi, lecci e altre piante purché non pini.

«Sebbene non autoctona la pineta fa parte, dalla seconda metà del Settecento», scrive Cardellini, «del paesaggio viareggino e della Macchia Lucchese. È una sua caratteristica storica, entrata nel sentimento delle persone. Lo stesso Parco come lo conosciamo oggi nell’intero suo territorio è il risultato dell’interazione secolare di uomo e natura. È opportuno per questo mantenere la presenza della pineta, avviando una riflessione».

Una riflessione che deve inevitabilmente coinvolgere chi di verde se ne intende: «Su questo», continua il presidente uscente del Parco, «abbiamo coinvolto il Comitato scientifico dell’Ente, per ragionare su come suddividere aree da destinare a pineta e aree in cui lasciare il bosco naturale, anche sulla scorta dell’esperienza già dibattuta e avviata a San Rossore. Un ragionamento da fare insieme al Comune di Viareggio, che sta redigendo il nuovo Piano forestale che poi dovrà essere vagliato dallo stesso Parco e dal suo comitato scientifico». Piano forestale – va ricordato – scaduto ormai nel 2017.

Cardellini indica gli elementi da salvaguardare: «Grande importanza va data ai viali, cannocchiali arborei che insieme alle pinete caratterizzano il paesaggio, come il viale dei Tigli. Su questi va fatta una programmazione attenta, per un continuo rinnovo delle piante per salvaguardare la visione d’insieme. In generale, nella gestione delle piante va mantenuta la differenza di approccio tra la cura degli alberi che si trovano vicino alle strade, e che quindi hanno bisogno di un’attenzione particolare per salvaguardare la sicurezza, e quelli nel bosco che vanno lasciati quanto più possibile alla loro evoluzione naturale».

Per quanto riguarda le competenze sull’area della Macchia Lucchese, l’Ente Parco – ricorda la nota dello stesso Parco naturale – ha poteri di indirizzo e di pianificazione urbanistica, mentre gli interventi sono a carico del proprietario, ossia il Comune di Viareggio, a meno di accordi su specifici progetti. I principali canali idrici, che portano le acque ai fossi della Bufalina e verso il Burlamacca, appartengono al reticolo di gestione individuato dalla Regione Toscana ed affidato in competenza al Consorzio di Bonifica. Mentre i canali a questi affluenti, non appartenenti al reticolo di gestione, sono di competenza dei proprietari dei terreni frontisti, nella fattispecie del Comune di Viareggio. Che in una risposta a un consigliere comunale, impegnato a porre la questione del terreno che a Levante si impregna d’acqua senza vie di scolo, aveva posto ogni responsabilità in capo all’Ente Parco.

«Specificare le competenze non deve però essere un freno, ma un punto di partenza per trovare un modo di collaborare», conclude il direttore del Parco, Riccardo Gaddi. Che aggiunge: «Siamo sempre disponibili ad un confronto con Comune di Viareggio, Consorzio di Bonifica e con tutti gli attori coinvolti per ragionare insieme, su basi scientifiche, e trovare le soluzioni più adeguate. È proprio grazie alla collaborazione con il Comune di Viareggio, per esempio, che l’Ente ha realizzato nella Macchia Lucchese il progetto che ha permesso di rimuovere i pini marittimi seccati dal Matsucoccus e piantare 3.500 alberi, 1.400 dei quali pini domestici».

Rimane un problema di fondo, di amministrazione viareggina in amministrazione: se il Parco cerca il continuo confronto sugli interventi da realizzare, i toni che trova da parte dell’interlocutore sono sempre sopra le righe e ben più attenti alla politica di casa propria che all’ambiente. Se così non fosse, probabilmente, tutta l’area della Lisca e la stessa pineta di Levante, per gran parte , non sarebbero ridotte a vere e proprie discariche a cielo aperto, i fossi di scolo della pineta di Levante farebbero il loro lavoro, le piante verrebbero abbattute con criteri chiari a tutti i cittadini e, probabilmente, esisterebbe un ufficio Verde pubblico a sé stante e non guidato dal comandante della Municipale. —

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