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Versilia

Il progetto 

Parola, tecnologia e ferro Gombitelli rivive la storia con il suo museo aperto

Sara Fantinato
Parola, tecnologia e ferro Gombitelli rivive la storia con il suo museo aperto

A studiare il progetto tra reale e il virtuale il museo archeologico con l’università di Firenze e un ateneo giapponese

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camaiore. Conservare i valori è un dovere e per farlo è necessario trovare un metodo innovativo e capace di coinvolgere. È questo quello che ha spinto alla realizzazione di un museo all’aria aperta nel borgo di Gombitelli, che faccia rivivere a pieno le tradizioni per i suoi abitanti e per i visitatori attraverso gli strumenti antichi dei fabbri artigiani che hanno segnato il paese. «Si tratta di un progetto nato come iniziativa del Comune – spiega Iacopo Menchetti, consigliere comunale che ha rivestito un ruolo fondamentale nel progetto – è sempre stata presente l’idea di realizzare un museo a Gombitelli che raccontasse la tradizione di questo borgo e dei suoi abitanti ma in un modo divers, perciò abbiamo optato per un allestimento nel cuore del paese». Una tradizione quella di Gombitelli che ha a che fare con la lavorazione del ferro, la prelibatezza dei suoi salumi e con il suo storico dialetto che ne fa isola linguistica: «Il museo sarà all’aperto e in parte finanziato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca oltre che dal Comune. Ruolo importantissimo hanno rivestito: il museo archeologico con la dottoressa Marzia Bonato, il professor Andrea Innocenzo Volpe dell’Università di Firenze e il workshop tra studenti giapponesi e italiani organizzato dal dipartimento di Architettura dell’università di Firenze in collaborazione con ildipartimento di architettura e ingegneria dell’università di Kagoshima».

I chiodi, i “crevini”, i ferri battuti, gli arnesi hanno fatto la storia di Gombitelli e saranno esposti sulle pareti per le strade del borgo, grazie alla partecipazione degli abitanti che si sono resi disponibili: «Alla base ci sarà un gioco di ombre che gli strumenti imprimeranno sui muri di Gombitelli – specifica il professor Volpe – Creeremo una sorta di mostra di quadri astratti a cielo aperto che speriamo possa rappresentare una speranza di rinascita».

Tradizione ed innovazione saranno ben saldati tra loro: «Sotto ogni strumento ci sarà una breve spiegazione e anche una piastrella di ceramica con un codice Qr per ascoltare racconti degli anziani. Assomiglierà a un museo di arte contemporanea: modernità e avanguardia. Il contributo di Paola Puma e dei suoi studenti con la ricostruzione 3d del paese sarà fondamentale».

Un progetto quello del museo a cielo aperto nel borgo Camaiorese che non sarebbe potuto sbocciare senza la grande mano dei suoi abitanti: «Stiamo lavorando da settembre 2019, purtroppo a causa del covid tutto è proceduto lento ma speriamo che il museo arrivi entro estate – ha aggiunto Volpe – in questi mesi di lavoro mi sono reso conto che il borgo è animato da un grande senso di comunità».

A rivestire un ruolo cardine Mariza Bonato del museo archeologico: «Vediamo un percorso a due vie: la prima è quella “materiale”, nella quale il visitatore può osservare e approfondire la storia degli strumenti appesi alle pareti, la seconda “immateriale”, cioè percorribile grazie all’app che è in fase di costruzione. Per ora stiamo cercando di ultimare la prima fase del progetto – specifica Bonato – successivamente speriamo anche di poterci dedicare alla ex scuola del borgo, per la quale è stata pensata una rifoderazione in stile street art delle parole dialettali tipiche del paese, per poi far si che diventi una sorta di punto di accoglienza del museo». —



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