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Anno 1999, la difesa delle pinete di Cancogni e Montanelli

Donatella Francesconi
Anno 1999, la difesa delle pinete di Cancogni e Montanelli

Botta e risposta dalle colonne del Corriere della Sera in merito «ai pini che con una scusa o l’altra vengono abbattuti o lasciati cadere»

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viareggio. Era il 16 giugno 1999 e il mondo si avviava verso il nuovo Millennio. Sul “Corriere delle Sera” di quel giorno si parlava della pineta di Viareggio, nel botta e risposta tra due grandi della cultura italiana: il giornalista Indro Montanelli, fucecchiese e il collega pietrasantino Manlio Cancogni. «Il patrimonio di pinete, boschi, acque della fascia costiera tra Viareggio e Pisa minaccia di andare in malora», scriveva Cancogni a Montanelli, continuando: «Sono in pericolo soprattutto i pini che con una scusa o l’altra vengono abbattuti o lasciarti cadere, perché malati o pericolanti. Alla protesta fra gli altri di tecnici qualificati, gli amministratori non rispondono».

Accalorate e pungenti, come sempre, le parole della risposta di Montanelli: «Quanto alla querelle in cui cerchi di coinvolgermi, escludevo che potesse nascerne una sulla difesa di quel paradiso naturale che è il Parco della fascia costiera Migliarino-San Rossore, dodicimila ettari, se ben ricordo, di meraviglie boschive. E, forse, tra i tanti il più bel regalo che i Granduchi di Lorena fecero a noi toscani. Prima della loro bonifica, questo era l’habitat delle zanzare che contagiavano di malaria il novanta per cento degli abitanti costringendoli a fuggire sulle colline. Pietro Lepoldo e i suoi ministri riformatori incanalarono le acque e rassodarono la terra piantandovi quella miriade di pini, tigli, platani che oggi costituiscono un unicum del nostro paesaggio costiero».

La parola chiave – nel botta e risposta che il presidente di Italia Nostra, Antonio Dalle Mura, ha rispolverato dall’archivio – è proprio “incalanamento” delle acque. Che oggi allagano la pineta del viale dei Tigli, cosa da tempo nota come ha ricordato in consiglio comunale Tiziano Nicoletti. —

Donatella Francesconi

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