Vaccini negli hotel, imprenditori scettici
Federalberghi: se possiamo farli senza troppa burocrazia e aggravio dei costi va bene, altrimenti non se ne parla
Matteo Tuccini
viareggio. Sarà che arrivano da un anno di pandemia «che ci ha sfiniti – dice Maria Bracciotti, presidente di Federalberghi Versilia – sempre in bilico su una ripartenza che non arriva mai, mentre dipendenti e fornitori ci chiedono ogni giorno quando si ricomincerà a lavorare». Fatto sta che l’entusiasmo non abita più tra gli albergatori. E l’ipotesi di vaccinare contro il Covid i propri dipendenti in hotel li trova piuttosto freddi.
L’idea, spinta dal commissario per l’emergenza coronavirus Francesco Paolo Figliuolo e apprezzata anche dall’Asl, è di convincere le imprese a sobbarcarsi la vaccinazione anti-Covid dei dipendenti. Per le attività turistiche significherebbe mettere a disposizione dei clienti personale e spazi Covid-free in vista dell’estate.
Ma, a quanto pare, l’idea non fa impazzire gli imprenditori. Pare che le adesioni a una iniziativa simile siano appena una decina in Versilia. Secondo Maria Bracciotti, albergatrice di Lido e rappresentante della Federalberghi versiliese, «è una proposta fattibile se l’aggravio, economico e burocratico, è zero. Siamo già a terra, ci manca il colpo di grazia: non ne abbiamo bisogno». Gli hotel temono, prosegue Bracciotti, «che ci chiedano di mettere in piedi strutture simili a quelle in possesso dell’Asl, vedi il distretto del Terminetto. Onestamente non possiamo trasformare le nostre attività in luoghi del genere. Se la vaccinazione sarà gestibile in maniera leggera, come avvenuto in Inghilterra dove gli utenti potevano ricevere la dose praticamente a ogni angolo della strada, lo faremo volentieri. In caso contrario, no».
A detta del vicepresidente nazionale di Federalberghi Paolo Corchia (hotel President a Forte) «la madre di tutti i problemi è la burocrazia. L’organizzazione delle vaccinazioni ha lasciato molto a desiderare in Toscana, ma la procedura in sé e per sé è molto semplice. Lo dico da utente: ho fatto tutto in pochi minuti, compresi quelli richiesti dopo aver ricevuto la dose per accertarsi che non ci siano effetti collaterali seri. Replicare questo tipo di procedura non sarebbe un problema; se invece ci chiedessero una modulistica e una quantità di accertamenti medici superiori sul personale, allora diventerebbe poco praticabile».
Per Corchia potrebbero esserci soluzioni alternative. «Potremmo appoggiarci alle associazioni di volontariato, Misericordie e Pubbliche assistenze – dice – Oppure chiedere all’Asl se può riservare giornate specifiche per il personale alberghiero, negli spazi già oggi individuati per la campagna vaccinale, come il distretto del Terminetto. Del resto, solo gli alberghi grandi possono avere gli spazi adeguati». Pochi, infatti, quelli che si sarebbero già proposti per fare le vaccinazioni “in casa”. —
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