Il grido delle associazioni: regolarizzate il depuratore
L’impianto che si trova al Pollino funziona in deroga da ormai dieci anni E verrà collegato ad altre 1.400 utenze con una nuova rete da otto chilometri
Luca Basile
Pietrasanta. Dal 2011 l’impianto di depuratore del Pollino, l’unico in terra di Pietrasanta, è in attesa di autorizzazione. Non è una novità, anzi è la conferma di una criticità che fa discutere: per questo motivo l’allarme lanciato ancora una volta nella giornata di ieri dai residenti, dall’associazione per la tutela ambientale della Versilia e dal comitato Tallio è monito alla risoluzione di una problematica che stenta a concretizzarsi e al momento resta senza risposte.
Il depuratore va infatti avanti in deroga e questo perché deve ancora essere completata la procedura di impatto ambientale postuma: nel frattempo è in cantiere l’ampliamento della rete fognaria che prevede altri otto chilometri di fognatura per l’allaccio circa 1400 di ulteriori utenti.
«Come si fa a sovraccaricare un impianto che da dieci anni è in attesa di un’autorizzazione e che propone delle inevitabili carenze? Un solo depuratore sul territorio si riflette anche sulla balneazione. Ma al netto dei tanti discorsi che si possono fare – chiede Daniela Bertolucci dell’associazione per la tutela ambientale della Versilia – ci chiediamo: funziona o non funziona il depuratore? Chi di dovere risponda a questa domanda».
Sta di fatto che proprio il depuratore del Pollino, e non da oggi, è finito nel mirino della Procura di Lucca dopo gli esposti presentati dagli avvocati delle associazioni, Gabriele Dalle Luche e Luca Nannizzi. Nel frattempo è attesa la convocazione di una conferenza dei servizi per discutere delle autorizzazioni che tardano ad arrivare. Fra ritardi, richieste di proroghe e quant’altro solo due mesi fa sono state infatti presentate le ultime relazioni integrative. Le criticità dell’impianto sono però non poche come evidenziato da Arpat e dal Comune e ancora sottolineate da Marco Stevanin, commissario tecnico ambientale in Veneto, che ha depositato una perizia sulla questione proprio per conto delle associazioni.
«Dalla documentazione integrativa – dice Stevanin – emerge che il progetto presenta studi che non possono che rendere inattendibili gli effetti sull’ambiente. Al momento, fra i vari punti da noi sollevati, continuano a mancare uno studio di verifica del dimensionamento delle linee di trattamento corredato dai dati di portata idraulica e di carico organico influenti all’impianto, uno studio dettagliato sulle portate delle acque parassite in ingresso all’impianto, una descrizione delle caratteristiche realizzative delle aree di stoccaggio rifiuti. Così come manca il monitoraggio della falda nei punti a monte e valle dell’impianto rispetto alla direzione del flusso e permane del tutto trascurata la tematica della produzione di aerosol batterico. Riteniamo errata l’attuale procedura di’via postuma’e viste le criticità ancora presenti come tale istanza sia ancora del tutto inattendibile” è la chiosa di Stevanin a nome delle associazioni. —
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