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Il centrosinistra difende Rosi dagli attacchi della lista Civica su Aloisi

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massarosa. Il centrosinistra unito fa gruppo intorno al consigliere Damasco Rosi, al centro dell’attacco della lista Civica. Al centro della polemica l’aumento di stipendio proposto dal sindaco Alberto Coluccini a Danila Aloisi, l’amministratrice unica di Farmas, la Partecipata del Comune di Massarosa. Un compenso, di fatto raddoppiato, che sarebbe arrivato al pari di quello di un assessore. Ma Aloisi ha rifiutato, come confermato al Tirreno. Non si è fatta attendere l’invettiva del centrosinistra che ha chiesto al sindaco di ritirare la proposta. La lista Civica che sostiene il sindaco ha appoggiato la linea del primo cittadino e chiedendo all’ex vicesindaco Rosi di rendere palesi i suoi compensi sia in qualità di amministratore, sia come membro dello staff di Stefano Baccelli in Regione.

«Il vergognoso attacco della lista civica al consigliere Rosi - fanno sapere dal centrosinistra - denota il livello di un ceto politico che non è interessato ai problemi, ma a distruggere la reputazione delle persone. Per questo hanno fatto il dissesto, come dimostra l'accanimento del sindaco che non sa parlare di altro. Sarebbe facile rispondere che l'indennità riscossa dall'ex vicesindaco è la stessa di tutti coloro che hanno ricoperto quella carica perché è fissata dalla legge; chiedere come ha scelto i suoi collaboratori, e che retribuzione percepiscono, una consigliera regionale che è anche comunale: ciò che consente la legge. Confrontare i curriculum, certi che quello dell'ex amministratore, il professor Marco Costa dell'università di Trento non teme paragoni». E affondano: «Da due anni il consiglio comunale non vede più un bilancio. Se ci sono problemi contabili, si risolvono, non ci possono volere due anni per una farmacia. Se i problemi fossero sostanziali, dove trova adesso i soldi per raddoppiare lo stipendio? In realtà il lavoro dell'attuale conduzione di Farmas si misura anche sugli atti: in due anni solo tre assemblee. In base all'attuale indennità, 6mila euro ad assemblea e solo sette atti approvati, di cui cinque sul personale e due mandati legali: tradotto, circa 3 mila euro ad atto». —

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