Ora che ci sono i soldi la scuola rischia di chiudere
Stazzema. Il provveditorato torna alla carica su Stazzema. Dopo aver tentato più volte di togliere l’autonomia all’istituto comprensivo montano, ora ipotizza di ridurre da tre a due le sezioni della scuola materna. Così il sindaco Maurizio Verona ha inviato una dura lettera al funzionario scolastico provinciale e ha anche chiesto, insieme ad altri sindaci coinvolti dal ridimensionamento, come Camaiore, l’intervento del presidente del Eugenio Giani.
«Da una parte ci assegnano oltre un milione di euro per demolire e ricostruire una scuola materna, quella Le Mulina, dall’altra per poche iscrizioni vogliono portaci da tre a due sezioni. Questa è l’Italia – si sfoga Verona -. Lo fanno per rastrellare qualche risorsa economica tagliando il personale scolastico e Ata. Ma così, smontando i servizi dello Stato nei Comuni montati, è come chiudere questi territori favorendo lo spopolamento, e il risparmio è solo a breve termine. Poi i territori abbandonati costano molto di più, e con l’alluvione del ’96 dovremmo averlo imparato».
Al momento niente è ufficiale, ma secondo il provveditorato Stazzema sarebbe al di sotto di sei unità, con un numero di iscritti per il prossimo anno scolastico di circa 35 alunni. Il che per loro equivale a fare solo due sezioni di scuola dell’infanzia, che tradotto vorrebbe dire eliminarne una fra Mulina, Levigliani o Pontestazzemese. «Insieme ad altri sindaci – prosegue Verona – ci siamo già mobilitati. Al momento niente è stato deciso, ma fare valutazione solo sui numeri per questi territorio non ha senso». E’ d’accordo anche l’assessore competente Margherita Minetti.
«Ogni anno ci tengono sul filo anche con la questione dell’autonomia scolastica, ed è la prima cosa per cui lottiamo – dice -, loro devono tenere conto del contesto del nostro Comune. Noi stiamo invece pensando a soluzioni strategiche innovative – proseguono i due amministratori - come ad esempio inserire la terza lingua e un metodo diverso di insegnamento, o un approfondimento delle politiche ambientali, in modo da cercare di attrarre bambini anche dai comuni limitrofi». —
T.B.G.
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