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Viareggino malato in Albania, catena solidale per il rientro
viareggio. Una bella storia di solidarietà, pur nel dramma di soccorrere un uomo gravemente ammalato, che mette però in evidenza quanto sia difficile per gli italiani all’estero interloquire con le proprie ambasciate nel momento della necessità. Danilo è un sessantenne viareggino che nella vita ne ha passate tante ma che non si è mai scoraggiato. Così, chiusa una attività in proprio, è approdato in Albania al seguito di una attività italiana di cantieristica navale. A Durazzo l’uomo ha di nuovo creato una famiglia e vissuto la propria vita di italiano all’estero ma in un Paese che all’Italia è vicinissimo da sempre. poi, però, Danilo si è ammalato.
«L’ho sentito a dicembre dello scorso anno», racconta la cugina Cinzia, «e mi ha accennato al fatto che aveva problemi di salute». Il rapporto con la sanità albanese non è stato facile: «In ospedale un paziente deve portarsi tutto», racconta la donna, «e quando finalmente siamo riusciti a riportarlo in Italia, hanno voluto il pagamento di tutte le spese mediche sostenute».
Quando Cinzia ha capito che le condizioni di Danilo si stavano aggravando, ha contatto l’ambasciata italiana a Durazzo: «Non c’è stato verso di avere una risposta, un aiuto. Mi hanno ascoltata, poi quando telefonavo per capire se mi avrebbero aiutato mi ripetevano che il funzionario non c’era, era fuori ufficio. In realtà mi hanno telefonato tre giorni fa, quando ormai mio cugino era già rientrato ed era stato ricoverato all’ospedale Versilia».
E qui si apre un altro capitolo. Perché per fare arrivare Danilo in Italia si sono dovute unire le forze di Croce Rossa Italiana di Viareggio (presidente Gianluca Molco), Alessandro Santini, autorizzato in qualità di vicario Ordini dinastici della Real casa di Savoia, e un ex datore di lavoro di Danilo. «Ringrazio tutti», sono le parole di Cinzia, molto provata dalla vicenda vissuta: «In particolare Santini che non conoscevo e che mi ha messo in contatto con la Croce Rossa e mi ha sostenuto emotivamente, e la signora Serena della Croce Rossa di Viareggio che è stata per me una amica».
Cinzia conclude spiegando il motivo per cui ha voluto raccontare la storia del proprio cugino: «A quanti italiani all’estero capita di trovarsi nelle stesse difficoltà e non riuscire a trovare aiuto, nel momento estremo, dalle nostre ambasciate?». —
Donatella Francesconi
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