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Versilia

Il rientro in classe è un rebus. I presidi: «Fateci decidere»

Cesare Bonifazi
Il rientro in classe è un rebus. I presidi: «Fateci decidere»

Rimane, anche in Versilia, il nodo del trasporto scolastico

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Cesare Bonifazi

Viareggio. Ancora incertezze sul ritorno a scuola al cento per cento in aula da lunedì. Il nodo è difficile da sborgliare: se da una parte il presidente del consiglio Draghi vuole il rientro in classe per tutti gli studenti, non la pensano così molte Regioni. E anche qui in Versilia la voce dei dirigenti scolastici si alza per sottolineare come ci siano ancora molte criticità in ballo, in una situazione in cui il contagio ancora è forte. Proprio per questo nella giornata di oggi si terrà un vertice in prefettura al quale parteciperanno gli assessori dei comuni, la provveditora, il presidente della Provincia e i rappresentanti dell’azienda dei trasporti. Perché uno dei problemi del rientro è proprio il fatto che il potenziamento fatto su tutto il territorio provinciale con 35 mezzi non è ancora sufficiente per soddisfare i criteri di capienza dei bus e il ritorno di tutti gli studenti.

Secondo l’azienda pubblica di trasporti infatti c’è ancora da far chiarezza sulle linee guida: «Siamo pronti a portare il 75 per cento dei ragazzi, basta ripristinare le corse soppresse conle zone rosse - spiega Massimiliano Palloni dirigente del servizio di Ctt Nord - Se le esigenze saranno di più, dobbiamo capire come organizzarci anche perché nel corso dei mesi, da settembre a oggi, le regole sono cambiate molte volte».

Dunque ci sono molti temi sul tavolo, ma quello che unisce tutti, soprattutto i dirigenti scolastici, è il fatto che il rientro debba essere graduale.

Verrà dunque invocata una certa autonomia scolastica per fare in modo che ogni scuola possa decidere in base alle effettive esigenze dell’istituto: «I presidi sono preoccupati e un rientro completo degli studenti ci pare azzardato, perché il trasporto pubblico non è pronto - spiega Donatella Buonriposi, dirigente dell’ufficio scolastico provinciale - La nostra posizione è di dare spazio all'autonomia singola degli istituti che difficilmente opteranno per un rientro oltre il 75 per cento».

Chi vive le aule ogni giorno sente che non c’è sfiducia in questo rientro: «Nella mia esperienza sento che c’è un po’ di timore sia da parte dei genitori che dagli alunni di tornare totalmente in presenza - racconta la preside del liceo classico Francesca Bini - sarebbe preferibile invece un rientro graduale e vedere come si evolve la situazione di volta in volta». Anche perché, in tema di spazi, nulla è cambiato da prima della pandemia: «Gli ambienti che abbiamo sono sempre gli stessi - spiega la dirigente del Chini Monica Biagi - abbiamo cinque nuovi moduli in sostituzione di quelli vecchi e lì possiamo far entrare i ragazzi. Per il resto, le aule in generale sono piccole e la capienza è relativa al numero delle persone e non agli studenti di ogni classe. Le incertezze non riguardano solamente i rientri ma anche le Maturità. Anche su questo tema non abbiamo avuto nessuna direttiva».

Non va sottovalutata la questione delle classi pollaio: «I criteri di formazione delle classi è rimasto quello a prima della pandemia - spiega il preside dello Scientifico Andrea Menchetti - l’anno scorso abbiamo avuto un taglio di una classe mediana e adesso abbiamo una classe con 29 alunni. Il problema non è da sottovalutare. Dobbiamo pensare bene, calcolando tutte le variabili, se sia veramente il caso di riaprire davvero da lunedì con la presenza di tutti gli studenti, soprattutto considerando che siamo a poco più di un mese dalla fine della scuola». —

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