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Addio a Giovanni Cai, l’avvocato che amava il mare
Aveva 62 anni. Gestiva uno stabilimento balneare sulla Passeggiata di Lido di Camaiore ed era grande appassionato di sport e politica nonché tifosissimo dell’Inter
LIDO DI CAMAIORE. Se ne è andato in silenzio al tramonto, l’ora che preferiva soprattutto nelle serate estive. Il momento più amato da chi è cresciuto ed ha lavorato sul mare. Già perché quando qualcuno chiedeva a Giovanni Cai quale fosse la sua attività lavorativa lui spesso rispondeva: il bagnino. Una mezza verità perché in realtà di professione faceva l’avvocato, ma la sua passione era lo stabilimento balneare che gestiva assieme alla moglie Grazia ed il figlio il Filippo: il bagno Amore di Lido di Camaiore. Uno degli stabilimenti storici del Lido che prima era stato di proprietà del nonno Carlino e della nonna Genny e poi di papà Gino per tutti Satanka, noto personaggio della Versilia degli anni Cinquanta.
Nato a Viareggio 62 anni fa (li avrebbe compiuti il prossimo 6 maggio) da padre viareggino e mamma Anna lucchese: un particolare sul quale gli amici spesso lo prendevano in giro.
Dopo avere frequentato il liceo scientifico “Barsanti e Matteucci” a Viareggio si era laureato in giurisprudenza e poi aveva intrapreso la professione di avvocato civilista anche se nel periodo estivo curava con particolare attenzione il bagno Amore, il suo gioiello, al quale anno dopo anno aveva apportato migliorie facendolo diventare punto di riferimento per giovani e meno giovani.
Gli piaceva la politica, non nascondeva le sue simpatie per il vecchio Partito Socialista e alcuni anni fa si era impegnato per le elezioni comunali a Viareggio con la lista del dottor Alberto Benincasa, ma ancor di più era appassionato di sport.
Amante del calcio, si scaldava parecchio quando tiravano in ballo l’Inter, la squadra del cuore, soprattutto con papà Gino che era tifoso della Juventus.
Da ragazzo aveva praticato il basket giocando nei campionati giovanili con lo Sporting Viareggio, poi il wind surf e lo sci, mentre in età più matura aveva scoperto la bicicletta e soprattutto il tennis, sport nel quale se la cavava neanche troppo male e che ha praticato fino a poco più di due anni fa prima che la malattia che lo ha stroncato nel tardo pomeriggio di ieri si manifestasse in tutta la sua gravità.
Lo sapeva Giovanni che sarebbe stato difficile guarire, ma non si era perso d’animo ed aveva intrapreso con grande coraggio il doloroso percorso scandito dalle sedute di chemioterapia che per un certo periodo sembrava avere sortito gli effetti sperati da familiari ed amici.
Poi, verso la fine di febbraio, le sue condizioni erano ulteriormente peggiorate e aveva detto agli amici più stretti che avrebbe disertato l'appuntamento domenicale in Passeggiata. «Mi sento poco bene, ci vediamo un altro giorno. Ciao». Questo il suo ultimo messaggio scritto agli amici. Sì Giovanni ci vedremo un altro giorno, da un’altra parte. E intanto salutaci Satanka e la Anna. —
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