Il Tirreno

Versilia

caccia al superlatitante 

Sulle tracce di Messina Denaro, un’informativa che porta a Viareggio

Donatella Francesconi
Sulle tracce di Messina Denaro, un’informativa che porta a Viareggio

Il reportage andato in onda su “Nove” si spinge fino in porto in cerca dei soldi inviati al boss di Cosa Nostra

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Donatella Francesconi

viareggio. Era il 2018 e il settimanale “L’Espresso”, in una inchiesta a firma dei giornalisti Lirio Abbate e Giovanni Tizian sulle tracce del super latitante Matteo Messina Denaro, faceva tappa a Viareggio. Da dove un super testimone raccontava di essere partito dopo aver incontrato, nei pressi della Cittadella del Carnevale, un siciliano che gli aveva consegnato una borsa contenente denaro. Borsa che “Gino” – «toscano di 45 anni con qualche disavventura giudiziaria» – aveva portato a Palermo, sempre viaggiando in auto, incontrando in Sicilia il super latitante Matteo Messina Denaro. Fatti risalenti a un periodo compreso tra 2005 e 2006.

Sabato sera, un reportage sulla vita, il ruolo, le condanne di Messina Denaro andato – in onda sulle frequenze di “Nove” (Gruppo Discovery Italia), a firma del giornalista Nello Trocchia – è tornato sull’asse Sicilia-Viareggio. Dando notizia di una informativa della Direzione distrettuale antimafia di Firenze (datata maggio 2015) che, nel mettere insieme gli elementi della testimonianza di “Gino”, indicava in Giovanni De Maria l’uomo che aveva consegnato la «valigetta contenente denaro contante per trasportala a Palermo».

Le telecamere del reportage si sono dunque spostate dalla Sicilia a Viareggio, seguendo la rotta inversa a quella fatta dal denaro citato nell’informativa. Alla domanda del giornalista relativa alla conoscenza o meno dell’atto della Dda di Firenze, De Maria – che da tempo opera nel porto di Viareggio con un’attività di recupero e vendita barche, per conto delle banche, oggetto di leasing non pagati – ha così riposto a Trocchia: «Periodicamente verifico se ci sono delle indagini o meno e questa informativa la sto scoprendo oggi da lei». Alla domanda «è vero o no?» relativamente al passaggio di denaro verso il super latitante, De Maria aggiunge: «Assolutamente no. Visto che gli si imputano la proprietà di ingenti disponibilità di denaro, di immobili, che ragione avrebbe avuto Messina Denaro di andare ad attingere da Gianni De Maria?»

Ma il giornalista incalza, anche sottolineando «il rapporto particolare di Messina Denaro con la Toscana, terra nella quale ha trascorso parte della sua latitanza» iniziata nel 1993: «C’è un pezzo dell’Antimafia nazionale che scrive in informative – non in sentenze – che De Maria è un riferimento per Cosa Nostra siciliana qui e anche per un pezzo della Ndrangheta. È vero? Non è vero?». La risposta di De Maria – i cui familiari, nel fare impresa sono stati colpiti più volte da interdittive antimafia, nel corso del tempo, anche in Sicilia – non si fa attendere: «Sono talmente inverosimili come accuse che faccio fatica anche a pensarci».

Trocchia chiede direttamente a De Maria se abbia mai incontrato Messina Denaro: «No, non so neanche chi sia se non dalle foto dei quotidiani. Io sono un minuscolo imprenditore, non avrebbe ragione Messina Denaro di incontrarsi con me». E poi la chiosa, quasi d’obbligo: «Sono luoghi comuni. Al momento di dire sono siciliano per luoghi comuni ti collegano alla mafia. Ma lo devono dimostrare». —

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