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Strage, al fianco dei ferrovieri parte civile: «Fieri della loro azione»

Donatella Francesconi
Strage, al fianco dei ferrovieri parte civile: «Fieri della loro azione»

Parla la moglie di Filippo Cufari, uno dei Rappresentanti alla sicurezza ai quali Ferrovie chiedono le spese legali

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Donatella Francesconi

viareggio. C’è chi, nella vita, «ci mette sempre la faccia, oltre che l’anima». Parole di Piera Ventre, logopedista e scrittrice, moglie di Filippo Cufari, ferroviere “capatosta” livornese e Rappresentante dei lavoratori alla sicurezza, uno di quelli che si è costituto parte civile al fianco dei familiari delle vittime del disastro ferroviario del 29 giugno 2009, 32 morti a Viareggio. Uno dei sei ai quali Ferrovie, dopo la sentenza di Cassazione (gennaio 2021) che ha escluso l’aggravante dell’infortunio sul lavoro nella strage di Viareggio, ha richiesto un totale di 80mila euro di spese legali.

Piera racconta con parole intense la scelta del marito e dei colleghi, e rilancia l’appello della rivista “AncorainMarcia” per il sostegno economico alla raccolta di fondi necessaria a fare fronte alla spesa. «Sono giorni di amarezza aggiunta. Oltre al danno, la beffa, è il caso di dire. Uno degli Rls coinvolti è mio marito Filippo. L'ho sempre sostenuto in ciò che credeva giusto fare, ed è ovvio che lo sosterrò anche adesso, ma credetemi: è proprio una mazzata».

Come lo è per le altre famiglie e per chi ancora piange i morti di una notte maledetta che non ha avuto giustizia e neppure motivazioni per la scelta della Suprema Corte di ricominciare, per buona parte della vicenda, da un nuovo processo di appello.

«La vicenda di questi giorni (gli strascichi processuali, le preoccupazioni, il senso di stare in un calderone di ingiustizie che hanno colpito, in primis, i familiari delle vittime attraverso una sentenza disgustosa)», scrive Ventre sulla propria pagina Facebook, «mi ha fatto molto riflettere e concludere che il mondo, in fondo, è diviso in due categorie: quelli che cadono sempre in piedi e quelli che cadono male, ma poi si rialzano. Inutile dire chi mi sta più a cuore, chi ha tutta la mia stima e, per contro, chi ha il mio biasimo. Sono avvezza a un compagno di vita che ha sempre anteposto il “noi” all' “io”. Che ci ha sempre messo la faccia, oltre che l’anima. Che ha portato avanti le sue lotte, in ambito lavorativo, privilegiando la salute, il rispetto, l’impegno dei lavoratori. Rimettendoci, il più delle volte, sia dal punto di vista umano che, (più prosaicamente), economico. A quelli come lui dovrebbe andare il mondo. Perché, come diceva qualcuno, in giro c'è un mucchio di “chiacchiere e distintivo” e poca, poca, poca sostanza».

Il pensiero e il ringraziamento è a tutti coloro che, con poco o tanto, si uniranno alla raccolta di fondi. «Sono certa che nelle nostre sei famiglie, quelle degli Rls coinvolti come parte civile per portare alla luce la verità, ci siamo guardati in faccia e abbiamo detto: ok, se questo vuol dire essere orgogliosi di ciò che avete fatto, comunque vi diremmo non smettere. Perché, almeno per quanto mi riguarda, questo è il mondo che vorrei». —

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