Il presidio
È morto Antonio Simonetti, una vita nella politica
Claudio Vecoli
Viareggio. Si era ritirato dalla vita pubblica ormai da più di 15 anni. Ovvero da quando un ictus lo aveva colpito il 14 aprile 2005, cambiandogli completamente la vita. Ma fino a quel momento Antonio Simonetti, 84 anni compiuti lo scorso 14 aprile, era stato un protagonista della vita politica e amministrativa cittadina prima e provinciale poi. Rivestendo incarichi istituzionali importanti e distinguendosi per una serie di iniziative che aveva portato avanti negli anni. Ieri, dopo che nelle ultime settimane le sue condizioni di salute si erano irrimediabilmente aggravate, si è spento.
Originario di Catanzaro, Antonio Simonetti si era trasferito in Toscana negli anni Cinquanta per motivi di studio. Come molti altri suoi conterranei, infatti, dopo gli studi superiori in Calabria aveva deciso di trasferirsi in cerca di fortuna. E si era iscritto alla facoltà di matematica dell’Università di Pisa dove si era poi laureato. Pur mantenendo contatti e radici in Calabria, anche dopo la laurea Simonetti decise di restare a vivere in Toscana. Scegliendo Viareggio come sua città d’adozione. Qui, fra l’altro, aveva trovato lavoro come istitutore al Collegio Colombo in Darsena, istituto a cui legherà a doppio filo la propria esistenza, visto che successivamente ne diverrà per una quindicina d’anni il presidente del comitato di gestione favorendone la sua trasformazione in quello che poi diverrà l’istituto alberghiero.
Anche la sua vita privata è legata al Collegio Colombo. E’ infatti qui che conoscerà Jaclyne Augeyrolle, all’epoca giovane studentessa francese venuta in Italia per imparare la lingua e qui successivamente rimasta al suo fianco. Dal matrimonio di Antonio e Jaclyne, celebrato nel 1966, sono poi nati Fabrizio e Stefano, i due figli.
Ma Antonio Simonetti è stato personaggio di rilievo della vita pubblica viareggina. Iscritto al Partito socialista, era dapprima entrato nel consiglio di circoscrizione della Darsena – quartiere nel quale ha abitato per quasi tutta la sua permanenza a Viareggio, in una elegante villetta in via Paolo Savi – e poi era successivamente stato eletto in consiglio comunale a Viareggio, dove aveva ricoperto per ben tre volte la carica di presidente dell’assise. E per la Margherita – partito nel quale subentrò dopo la crisi del Psi seguita a tangentopoli – era stato anche consigliere provinciale e capogruppo.
Tante le iniziative legate al suo nome portate avanti nella sua lunga militanza politica. Fra quelle a cui teneva maggiormente, ce n’è una che era legata alla sua Calabria. Fu infatti fra i maggiori fautori del gemellaggio con Palmi, cittadina dove era nato Leonida Rèpaci, l’inventore del premio letterario Viareggio, altra figura calabrese che ha dato molto alla città. Un gemellaggio che negli ultimi anni del secolo scorso aveva portato a intensi scambi culturali.
Era poi particolarmente orgoglioso di aver contribuito a realizzare il campetto da basket di fianco al palasport di via Salvatori, ancora oggi punto di aggregazione per chi fa sport. Ma la sua “eredità” più importante è probabilmente la realizzazione dell’Attesa, la riproduzione della scultura di Inaco realizzata da Gionata Francesconi, il cui progetto mosse i primi passi nel 2004 proprio sotto l’impulso di Simonetti. Anche se poi – a causa dell’ictus che lo colpì l’anno seguente – non riuscì a partecipare all’inaugurazione.
Stamani alle 11 si terranno i funerali nella chiesa dei Sette Santi nella sua Darsena. Poi le sue ceneri riposeranno nel cimitero di Viareggio. —
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