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Se n’è andata l’ultima ragazza della Fabbrica dei pinoli
Iolanda Lari aveva 99 anni: per 22 ha lavorato nel cuore della Versiliana. La sua testimonianza di un’azienda che rappresentava una storia unica
PIETRASANTA. L’ultima ragazza della Fabbrica dei pinoli ha sorriso al mondo ancora una volta e poi, fra silenzi e ricordi, istantanee in dissolvenza e scorci di vita che riaffiorano dalle pagine dei libri, se ne è andata.
Aveva 99 anni Iolanda Lari, i funerali sono stati celebrati a Valdicastello. Era lei l’ultima testimone dell’attività di quella fabbrica immersa nel cuore del bosco della Versiliana e di un divenire quotidiano caratterizzato, fino a oltre mezzo secolo fa, dalla Villa, oggi nicchia culturale del Festival. «Ricordo quando portavo i miei nipoti Alfreda e Roberto a giocare nel giardino della Villa: erano felici. E poi quel giardino era tenuto così bene», raccontava Iolanda a Lodovico Gierut e al presidente della Fondazione Alfredo Benedetti, che raccolsero la sua testimonianza in calce ad un libro sui 40 anni del Festival. «Una donna semplice, genuina e amorevole che ho avuto il piacere di conoscere un paio di anni fa – sono le parole di Benedetti – Alla famiglia tutta e al nipote Roberto che le era molto affezionato, mi stringo in un abbraccio e porgo il mio più sincero cordoglio».
Nata a Pietrasanta il 15 gennaio 1922, Iolanda Lari proveniva da una famiglia di contadini al servizio dei Masini, proprietari di molti possedimenti nella campagna pietrasantina e fu proprio suo padre che la spinse, giovanissima, a cercare lavoro alla Versiliana, dove oltre alla Villa era dagli anni ’30 ai ’50 in frenetica e riuscita attività la “Fabbrica dei pinoli”, vera e propria azienda per l’estrazione e la lavorazione dei preziosi frutti del pino marittimo, il cui edificio all’interno del Parco nell’area del Festival, ospita ancora oggi le vestigia di alcuni macchinari dell’epoca ed è sede di spazi espositivi e di incontri.
Era il 1938, quando all’età di sedici anni, Iolanda Lari iniziò a lavorare alla Versiliana nella “Fabbrica” insieme a un gruppo numeroso di ragazze, una trentina circa, provenienti prevalentemente dalle campagne pietrasantine e altre dal centro storico. E lì rimase per 22 anni, prima appunto impegnata nella lavorazione dei pinoli poi dagli anni sessanta fino alla pensione come cuoca al servizio di Ada Maria Camiciottoli detta Nella, compagna di “Tillino Mattoli”, ultima proprietaria della Villa La Versiliana, prima dell’acquisizione da parte del Comune di Pietrasanta. «La mia era una famiglia contadina: babbo Guglielmo, Mamma Angela e poi sette sorelle e due fratelli: uno morì in guerra. Il babbo ci si mise di impegno perché mi prendessero in Versiliana a lavorare: alla fine ci riuscì. Eravamo – aveva raccontato Iolanda Lari – una trentina di ragazze: chi veniva dal Vecchiuccio, chi da Motrone, chi, come la sottoscritta, dal Portone. C’erano anche quelle del centro storico, da via dei Piastroni. Ed eravamo tutte giovani e infatti, all’uscita dal lavoro, per lo più nei pressi del cancello di legno sul viale Apua, c’era sempre qualche giovanotto in nostra attesa. Partivamo prestissimo da casa: si usciva alle sei e mezzo e a piedi si raggiungeva la Fabbrica nel bosco: l’entrata era alle otto, ma cercavo di essere sempre lì, come le altre, un po’ prima. E sempre come tutte le altre mi portavo il mangiare da casa per la pausa di mezzogiorno: verdura, pane, una fetta di polenta. Più raramente un pezzo di carne. Ci furono anche momenti brutti: l’eccidio di Sant’Anna. il tuonare del cannone, la guerra, Per 22 anni questa è stata la mia vita: ero così presa dal lavoro che neanche facevo caso a quel mare di verde che avevo intorno. E poi la Fabbrica era una vera e propria azienda: sono sempre rimasta contenta per la paga che mi davano. Poi dopo la guerra mi comprai la bicicletta. E quindi, ancora dopo, cominciai a lavorare per i signori, nella Villa: ho sempre avuto un buon rapporto con loro. Avevano anche ospiti: insegnanti, medici, militari, proprietari dei bagni. Il più gentile di tutti era il dottor Gaetano Pasquinucci, una grande persona. Ma la Versiliana, ecco sì, La Versiliana tutta l’ho ancora oggi nel cuore».
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