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Vittoria Apuana piange Lelio Togni
Il ricordo dello scrittore Fabio Genovesi: «Il suo negozio di alimentari era un’àncora di salvezza per noi fortemarmini doc»
A Vittoria Apuana lo conoscevano tutti. Lelio Togni, 84 anni compiuti il 15 marzo scorso, è stato uno di quei personaggi che chi vive o frequenta il paese ha incontrato spesso e volentieri in giro per strade e piazze o nella alimentari che ha gestito insieme alla moglie (e ora passata in mano ai figli). Poi è arrivato il Covid e in una manciata di giorni se lo è portato via. Contagiando anche gli altri familiari (ed è per questo che ancora non è stata fissata la data dei funerali). Così, con grande affetto e commozione, lo ricorda Fabio Genovesi, scrittore fortemarmino e amico di Lelio Togni.
Fabio Genovesi
Nella vita di ognuno di noi esistono persone che ci sono sempre state.
Sei nato e cresciuto, hai imparato ad andare in bici e a dare un bacio, hai cambiato cento tagli di capelli e magari poi li hai persi tutti, ma intanto sapevi che in qualsiasi momento, voltandoti da quella parte, avresti trovato quelle persone lì per te.
Sono le più speciali, ed è così bello sapere che ci sono. E così assurdo, quando un giorno dal nulla non ci sono più.
Quel senso di assurdo prende me e tutto il quartiere di Vittoria Apuana, oggi che Lelio se n'è andato. Sembra impossibile non trovarlo più all'alimentari della Terè, sua moglie che prima di mancare ha cresciuto con Lelio generazioni di indigeni e forestieri, incarnando favolosamente quella Versilia che non era un “brand” o una “tendenza”, ma una cosa intensa e vera.
Quando ero un bimbo in fasce, mi pesavano sulla loro bilancia tra un prosciutto e una mortadella, e io e i miei amici ci misuravano l'altezza in base agli scaffali che riuscivamo a toccare.
Adesso dietro al banco ci sono i loro figli, che sono per noi fratelli, e il loro negozio è una salvezza per noi testardi che ci ostiniamo a vivere qua, spersi all'ombra di mille ville lussuose e disabitate. Nei lunghi pomeriggi di bassa stagione, quando tutto è chiuso e ti senti solo, la loro insegna è l'unica stella che ti chiama, per comprare qualcosa ma soprattutto scambiare due parole e una battuta, tornando a casa col pane fresco e il senso di un paese.
Oggi, il nostro paese ha perso molto. Come ogni angolo del mondo, dove da più di un anno il Covid sta portando via tante anime, soprattutto quelle stagionate, che di un luogo sono la memoria, la guida, il sapore.
C'è chi si lamenta perché in questo periodo difficile sta perdendo gli aperitivi, le cenette e i viaggi all'estero. Ma soprattutto perdiamo loro, queste donne e questi uomini che ci sono sempre stati, e sapevano ancora trovare nei nostri sorrisi il bimbo che avevano visto correre e giocare, sbucciarsi le ginocchia e provare a crescere il meglio possibile. Una parte di noi, infatti, se ne va con loro. Ma resta l'affetto, tutto il bene che gli abbiamo voluto e che ancora gli vogliamo.
Il mese scorso, quando un problema al cuore l'aveva fatto ricoverare in ospedale, prima che l'ambulanza lo portasse via Lelio ci ha fatto ridere, sventolando la mano e dicendo “Addio, Vittoria Apuana”.
Stamani invece, ci ha fatti piangere. E domani pure. Ma torneremo a ridere, tanto e presto, coi suoi figli e la sua famiglia, nella sua bottega. Ricordando le parole, i modi, le abitudini e le espressioni, tutto quel che Lelio ci lascia in eredità nel cuore.
La vita è questa cosa qui, piangere e ridere mescolati insieme in una pasta densa, a volte dolce, altre volte -come oggi- tanto amara da mandare giù. —
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