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Turismo versiliese in crisi «Prospettive disarmanti»
Le categorie d’accordo sul fatto che le chiusure siano necessarie ma rilanciano: dobbiamo dare supporto a chi non può lavorare fino alla ripartenza
Cesare Bonifazi
Viareggio. «Le chiusure? Necessarie, ma si pensi anche al futuro». Le categorie sono d’accordo sul fatto che la situazione sanitaria imponga delle restrizioni ma la prospettiva di tornare a lavorare a pieno regime sembra ancora lontana. Un sentimento che non può non essere condiviso anche dagli operatori turistici della Versilia che vedono sfumare importanti ricorrenze come la Pasqua e il ponte del primo maggio, considerati per anni l’anticamera della stagione estiva.
«Non siamo rassegnati - dice Maria Bracciotti di Federalberghi Versilia - siamo sicuramente distrutti e viviamo un incubo. Abbiamo impiegato questo tempo di chiusure per riorganizzarci, formarci ed essere pronti per la stagione. Ormai la partenza si allontana a giugno. Tutte le speranze sono appese alla campagna vaccinale: questo non solo sul piano nazionale ma anche quello internazionale. Ora abbiamo bisogno di un ponte per arrivare economicamente alla ripartenza. È sugli aiuti alle nostre imprese che si gioca la partita più importante: si deve parlare di risorse strutturate da parte di un Governo che ha il coraggio della ripartenza.Il decreto sostegni appena approvato dal governo è insufficiente. Quando l'economia ripartirà restemo indietro rispetto ai nostri competitor. Insomma il decreto sostegni è stata la botta finale, dopo aver perso il fatturato del Carnevale, della Pasqua, di Maggio, le nostre aziende sono allo stremo, senza liquidità».
Le fa eco anche la rappresentante degli albergatori viareggini, Sandra Lupori, che molto hanno subito delle restrizioni: «Siamo veramente scoraggiati - dice - quasi tutte le strutture quest’inverno sono rimaste chiuse e l’estate scorsa abbiamo lavorato appena tre mesi. Sono rimasti aperti solo quelle poche strutture che hanno garantito i posti letto per chi veniva qui a lavorare. Continuiamo a slittare la data delle riaperture sempre più avanti, sperando che non si riparta a giugno. Siamo anche stanchi di rimanere appesi alla campagna vaccinale che sembra stentare a decollare».
E se quindi ogni movimento sul territorio sembra rimandato ormai a maggio, c’è anche chi critica il modo in cui è stata gestita la seconda fase: «Ci si può rimanere male per le chiusure ma se il virus circola non possiamo fare niente: la responsabilità è delle persone - dice Piero Bertolani di Confcommercio - sarebbe stato più giusto gestire in maniera migliore gli acquisti per evitare gli assembramenti: era necessario costruire un grande programma di prenotazioni. Per ogni spesa, di qualsiasi genere, ci si prenota e ci si presenta all’orario. È inutile far pagare agli imprenditori l’irresponsabilità di alcune persone». —
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