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Versilia

Franceschini (Romano): «Sarebbe stato necessario un lockdown a ottobre»

C.B.M.
Franceschini (Romano): «Sarebbe stato necessario un lockdown a ottobre»

Il gestore del ristorante stellato è critico con le misure adottate per controllare il contagio: noi siamo chiusi e i numeri aumentano  

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«A ottobre siamo stati leggeri: avremmo dovuto entrare in un lockdown come quello del 2020 per tenere veramente sotto controllo i numeri del contagio: adesso ci ritroviamo con numeri alti e gli imprenditori che devono rimanere chiusi». Non ha dubbi Roberto Franceschini, figlio di Romano, e gestore del noto ristorante viareggino: le misure adottate nella seconda ondata, a suo parere, hanno avuto maglie troppo larghe e adesso la ripresa sembra sempre più lontana.

«Sono stati persi cinque mesi – racconta l’imprenditore al Tirreno – il problema nasce tutto il 24 di ottobre scorso, ovvero l’ultimo giorno che abbiamo potuto lavorare anche la sera. I guai sono iniziati esattamente quando siamo diventati zona arancione. Dopo quella data ci sono stati ben pochi motivi per sorridere: abbiamo lavorato quei pochi giorni a dicembre, qualche giorno a gennaio e poi abbiamo perso tutte le prenotazioni per il 14 febbraio. Se le cose fossero state risolte in maniera differente con un lockdown serio, forse adesso la situazione sarebbe migliore».

I motivi di critica alla zona rossa sono molteplici: «Le misure più restrittive che vengono messe in campo adesso non sono comunque sufficienti – spiega – si vedono ancora molte persone in giro e i controlli non sono abbastanza per setacciare tutto il territorio. A mio parere queste sono chiusure “all’acqua di rose”: in pratica l’unica cosa che si colpisce adesso sono i locali che somministrano al tavolo, mentre quasi tutte le altre attività continuano più o meno a lavorare, come se fossero davvero noi i responsabili del contagio. L’anno scorso il contagio è stata praticamente una sorpresa, poi con il caldo abbiamo visto che il virus ha allentato la sua morsa: la scelta comune a tutti i livelli della politica è stata quella di prendere tempo fino a quel momento. Nel frattempo noi imprenditori abbiamo dovuto spendere migliaia di euro di plexiglass, abbiamo ridotto la capienza delle nostre sale per rispettare le distanze di sicurezza, abbiamo sanificato gli impianti di aria condizionata. Ma non è bastato e i numeri lo dimostrano. Un discorso ancora va fatto su Viareggio: se si doveva chiudere, era necessario farlo subito sul piano versiliese, perché non ci sono vere divisioni tra un comune e l’altro». —



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