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Storie di attività chiuse e lavoro perso: «Diteci come facciamo a campare»
La pandemia ha stravolto la vita e le finanze di tanti lavoratori, soprattutto nel commercio e nel turismo
VIAREGGIO. Storie di vite interrotte dal virus, certo non dal punto di vista sanitario, ma da quello della “morte” lavorativa. Che lascia le famiglie sul lastrico, senza mezzi di sostentamento ma anche senza una speranza per il futuro. «Sarebbe sopportabile, sarebbe dignitoso invece di farti sentire una nullità se questa cassa integrazione la si vedesse», è la lettera accorata della signora Rossana, moglie di un viareggino che lavora nel settore alberghiero a Pisa. Lettera che prosegue così: «A marzo siamo stati in attesa fino a giugno per poi averla a scaglioni. Ci hanno detto che si erano verificati errori nel mandare i dati all’Inps. Adesso fate voi i conti: da novembre ad oggi neppure un euro. L’Inps di Milano si rimpalla il problema e le responsabilità con quella di Lucca: fatto sta che da quasi cinque mesi e più se mio marito non avesse avuto il mio stipendio da statale dove sarebbe ora? Sotto i ponti come i tanti veri poveri».
Il grido di tanti che non ce la fanno più rimbalza anche dal confronto dei cittadini con il sindaco di Viareggio Giorgio Del Ghingaro attraverso la pagina Facebook del primo cittadino. «Come si può pensare ad un piano d’emergenza in chiusura senza valutare un altrettanto piano per la sopravvivenza di intere famiglie che non lavorano o lavorano a stento, costrette, comunque, a pagare bollette, tasse, in arrivo e tutto ciò che la routine porta?», scrive la signora Barbara. Che aggiunge: «L’emergenza è anche l'altra medaglia che sembra essere dimenticata».
La titolare di un negozio di abbigliamento a Camaiore, scrive: «Fate chiudere tutti in uguale misura: cantieri, ferramenta, negozi di sport e via dicendo. Aperto solo il genere alimentare una volta per tutte. Dopo un anno non sono più sacrifici: è fame. Mesi senza un soldo di ristoro e ancora chiacchierate?».
Da un lavoratore del turismo, Cesare, arrivano parole strazianti: «E anche quest’anno noi del turismo si lavora il prossimo anno. Io non so più cosa pensare e a chi chiedere consiglio. Cosa dovremmo fare noi che da una vita lavoriamo in hotel? Che abbiamo dedicato la vita a questo settore. Aspettare ancora? Cercare altre strade? Ci sentiamo ancora al punto di partenza nonostante i vaccini. Senza stipendio senza sussidi (vedremo il nuovo Dpcm sussidi) con tutte le spese familiari sulle spalle. Giorgio Del Ghingaro, mi dica lei cosa farebbe al posto nostro. Sinceramente crede che la stagione dopo Pasqua riusciremo a salvarla?».
Una madre, la signora Virginia aggiunge sgomento a sgomento: «Signor sindaco, è vero che il problema c’è e lo capisco: ma il mi’ figliolo c’ha un negozio e se sta chiuso non guadagna, non paga le tasse, c’ha due figlioli piccoli, il mutuo della casa, e come fa? Lo Stato vuole le tasse. Sono sgomenti». —
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