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«Ciclovia tra le dune significa speculazione»
Coro di pareri contrari da voci autorevoli della città. Nicoletti: «A norma di legge dalla Lecciona la pista non può passare»
Donatella Francesconi
viareggio. Va in consiglio comunale il 24 marzo la posizione dell’amministrazione del sindaco Giorgio Del Ghingaro in merito al percorso della Ciclabile Tirrenica, nel tratto Viareggio-Torre del Lago, in mezzo alla Lecciona, parco naturale. Una scelta che vede voci autorevoli nettamente contrarie. «In base alle leggi nazionali, regionali, e al Piano del Parco, a oggi non si può realizzare alcuna pista ciclabile alla Lecciona», scrive Tiziano Nicoletti, avvocato e consigliere comunale (Lista Bonaceto). Che prosegue: «Chi la propone o non sa cosa dice o ha un progetto molto più ampio, che prevede un “unicum” tra conquista del Parco, asse di penetrazione, mutamento di destinazione d’uso della ex piscina comunale, sfondamento della Lecciona».
Sul tema interviene anche Giovanni Ricottone, agronomo: «La Lecciona è luogo unico, ultimo lembo di natura organizzata. C’è tutta una continuità di integrazione ecologica che si diparte dal mare, segue l’arenile, le dune con la vegetazione specifica, le lame d’acqua con gli insediamenti di flora e fauna e segue la vegetazione forestale retrodunale. Una ipotetica pista ciclabile, con tutti gli annessi e connessi correlati, andrebbe inevitabilmente ad alterare, o meglio distruggere, questo equilibrio. Con un impatto devastante».
Vinicio Paoletti è medico psichiatra e le sue poche parole sono chiarissime: «Speriamo che non sia realizzabile, ma il gruppo degli affaristi è potente». L’idea di poter “sfondare” nel parco naturale non è nuova, e si spiega così l’ampia mobilitazione sulla proposta del Comune. «La Lecciona è un luogo che non appartiene agli esseri umani, e quando gli esseri umani ci vanno devono farlo in punta di piedi», sottolinea Antonella Serafini, storica dell’arte. Parole analoghe arrivano da Libero Maggini, artista dal Carnevale alla scultura: «La Lecciona va lasciata com’è. Non ha nulla che non va: va solo preservata». Tra coloro che temono speculazioni c’è anche Amalia Caprili, presidente della Fondazione che porta il nome del compianto senatore Milziade Caprili.
Abramo Franceschini, commerciante da generazioni, è molto chiaro nel ricordare che «la costruzione della cliclabile nella riserva naturale necessiterebbe di uno sbancamento dello stradello di circa 30 centimetri per posare i materiali per il fondo. La ciclovia deve essere poi dotata di piazzole sosta e assistenza e deve essere illuminata. A questo aggiungiamo che collegherebbe la zona di maggior affluenza nel periodo estivo di balneazione, la Marina di Levante a quella di Torre del Lago. Migliaia di persone si riverseranno attraverso quella via sulla spiaggia e questo porterà a una alterazione dell’equilibrio naturale». Per l’avvocato Daniele Giannini «non esistono motivazioni logiche e convincenti per una iniziativa che aprirà la via a futuri interventi ancora più invasivi in un luogo che va preservato il più possibile». —
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