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Si realizza il sogno di un lavoro fisso per Jessica, 30enne con sindrome di down
La giovane di Capezzano è stata assunta alla Conad. La titolare: «Subito integrata con il resto del personale»
capezzano. Il sorriso di Jessica si percepisce bene da dietro la mascherina: il sogno di una vita, quello del posto fisso si è avverato. Jessica Genovesi, 30 anni di Capezzano Pianore, che fa parte della grande famiglia dell'Associazione italiana persone Down presieduta da Angela Bertacchi, ha infatti firmato il contratto di assunzione a tempo indeterminato come addetta alla Conad City della frazione di Camaiore. Si tratta del primo caso di stabilizzazione di persone down nel mondo del lavoro a livello comprensoriale.
Estroversa e vivace, Jessica si è fatto subito amare da colleghi e clienti. Dopo aver conseguito la maturità all'istituto psico pedagogico Chini di Lido di Camaiore, ha partecipato alle tante attività dell'Aipd Versilia, poi nel 2018 è arrivata la proposta di un tirocinio socio terapeutico di due anni all'interno del punto vendita durante il quale ha dimostrato puntualità e precisione, conquistando così l'ambita assunzione. Impegnata come scaffalista nel reparto frutta e verdura del supermercato, ha un orario di 16 ore settimanali ed è ormai amata da tutto il personale.
«Da tempo conoscevamo l'impegno dell'Aipd che ha sede proprio a Capezzano Pianore e molte famiglie vengono a fare la spesa da noi - racconta Alessia Bevilacqua, titolare del punto Conad City _ e tra l'altro mio padre Giancarlo nel supermarket di Madonna dell'Acqua aveva già inserito al lavoro un ragazzo down, potendo constatare il grande valore aggiunto che questo giovane era riuscito a portare. Così abbiamo deciso di ripetere quell'esperienza e abbiamo proposto un tirocinio alla mamma di Jessica, che si è detta disponibile. Ricordo il primo colloquio che le facemmo, ci salutò dicendoci in modo perentorio: 'A mai più'. Invece quando ha iniziato a lavorare da noi è stata subito amata: arriva puntuale al mattino, si cambia e ha una precisione maniacale nell'ordinare gli scaffali. Confesso che a volte ha ripreso pure me per un oggetto che non avevo posizionato alla perfezione»
Quell'esperienza lavorativa oggi si è tramutata in un legame di forte affetto.
«Sicuramente Jessica è cresciuta e si è emancipata grazie all'inserimento in un ambiente lavorativo _-prosegue la titolare - all'inizio aveva difficoltà ad apporre la sigla sul libretto delle presenze mentre adesso firma con disinvoltura, ha allacciato rapporti con i colleghi e quando si è dovuta assentare i clienti mi chiedevano insistentemente di lei. Era l'elemento che mancava alla squadra. L'arricchimento è reciproco: lei sta conquistando ogni giorno maggiore indipendenza ed è uscita dalla 'bolla' protettiva della famiglia e dell'associazione. Noi però oggi non potremmo più fare a meno del suo sorriso e di quell'indole serena, quotidiana lezione per tutti, spesso tormentati da problemi che ci sembrano insormontabili». —
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