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L’architetto Pacini: «Portone, in gioco il futuro ambientale e sociale della città»

Luca Basile
L’architetto Pacini: «Portone, in gioco il futuro ambientale e sociale della città»

Il professionista contrario all’ampliamento dell’area «Siamo di fronte a un’urbanistica di assalto»

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Luca Basile

pietrasanta. «Con la proposta di ampliare la zona industriale del Portone è in gioco la tutela delle caratteristiche ambientali e sociali di Pietrasanta». Marco Pacini è uno degli architetti più noti e apprezzati della Versilia: un nome importante, uno studio professionale che redige progetti e lavora ai massimi livelli su scala nazionale. Come a dire una voce, autorevole e conosciuta, che da anni abita a Pietrasanta e che esprime tutta la propria perplessità sul nuovo piano operativo e strutturale dell’amministrazione Giovannetti prossimo a essere discusso in sede istituzionale.

«In una stagione come quella attuale pensare di ampliare in modo così impattante – 135mila metri quadrati in aggiunta agli attuali 145 mila, ndr – l’area del Portone è qualcosa che sfugge alla comprensione: parliamo di un’area con molti capannoni vuoti, lotti non edificati, edifici industriali e artigianali in stato di abbandono – è il pensiero di Pacini –. Quando decisi di comprare casa scelsi Pietrasanta perché cercavo quello spirito della campagna che avevo lasciato all’età di sei anni a Massarosa. E la casa che comprai in via Marella rispondeva a questa mia ricerca. Oggi siamo invece di fronte a un’ urbanistica d’assalto. L’area del Portone, a suo tempo venne chiamata “la cittadella del marmo”: il fallimento di quella destinazione è invece sotto gli occhi di tutti».

Parliamo di un’area, prosegue il professionista, «che si è trasformata in una delle tante e tristi zone industriali delle periferie urbane, un brutto ingresso per la “piccola Atene”. In tutti questi anni, la realizzazione degli interventi ha spesso alimentato solo un mercato speculativo, con la costruzione di capannoni industriali ai soli fini immobiliari e non per esigenze di ricollocamento industriale. E allora su quali presupposti urbanistici si basa questa volontà di ampliamento? Perché non viene seguita una politica di utilizzo delle aree industriali già preesistenti, di cui una parte in abbandono e non incentivare il completamento della zona industriale già esistente che è utilizzata non più del 50%? A queste domande qualcuno dovrà dare una risposta chiara. La zona ha da sempre gravi problemi di rischio idraulico e certamente la realizzazione di ampie aree industriali, con conseguente rialzamento del livello dei terreni, non aiuterà il deflusso delle acque meteoriche».

A parere di Pacini ogni modifica allo strumento urbanistico e in particolare per la zona del Portone, non potrà prescindere da alcuni presupposti. «Rispetto e tutela dei nuclei abitati esistenti, garantendo ampie fasce di verde di separazione tra la zona industriale e le abitazioni, conservazione delle aree verdi esistenti e in particolare le aree boschive, esclusione di ogni nuova viabilità che determini stravolgimenti dell’equilibrio ambientale. Serve una politica che guardi al riuso e alla valorizzazione del patrimonio esistente evitando nuovo consumo di aree. Voglio sperare che l’Amministrazione Comunale ponderi bene le sue scelte per cercare una condivisione della politica aprendo al dibattito. Il Comune – ribadisce Pacini – ha tutto il diritto di progettare, ma se questa è l’impostazione rischia di trovarsi sommersa da ricorsi e osservazioni in ogni sede. Il territorio è una risorsa non rinnovabile è una volta consumato lo si è perso per sempre». —

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