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Donne e lavoro, la denuncia: «Al colloquio si parla solo dei miei bimbi»
Serena Sechi, vice segretaria del Pd di Camaiore. racconta la discriminazione subita come lavoratrice
Donatella Francesconi
viareggio. Parole che mettono i brividi, nonostante il racconto “ripulito” dalle emozioni vissute, quelle di Serena Sechi, in occasione dell’assemblea sul tema donne e lavoro organizzata dalla Casa delle donne di Viareggio, in occasione della giornata dell’Otto marzo. «Sono una donna, una lavoratrici, madre di due bambini, sono sposta e faccio politica attivamente. Sono nel Partito democratico, vice segretaria di Camaiore, dirigente territoriale per il Pd della Versila e sono nella Conferenza delle democratiche della Toscana nella quale rivesto il ruolo di portavoce della Versilia». Vita piena di una giovane donna impegnata su più fronti: lavoro, famiglia e mondo. Mondo che non manca di rivelarsi peggio di come lo si immagina. Appena qualche mese fa, infatti, a Serena capota la bella occasione di un colloquio di lavoro per una grande azienda di arredamento in Italia. Lei si candida come venditrice: «Arrivo con un buon curriculum, interessante. Tra l’altro sto insegnando proprio in un corso di addetta alle vendita. Il primo passo, con una donna che mi intervista, con la quale si crea subito un bel rapporto. Mi chiede poco della mia esperienza e vuole sapere soprattutto se ho figli, e quanti anni abbiano. Mi aspetto quasi che mi propongano un test di gravidanza da fare, magari, nel bagno accanto».
Il primo colloquio procede: «la persona mi fa presente che in quella azienda si lavora sempre, sabati e domeniche comprese, senza alcun tipo di rotazione. Faccio presenta che sono pronta e non ho problemi. Mi chiede se sono disposta a fare 30 chilometri al giorno, perché quella è la distanza tra l’azienda e casa mia. E pone di nuovo l’accento sulla famiglia».
Il colloquio si conclude positivamente e il giorno dopo Serena incontra il responsabile di area della stessa azienda. «La conversazione verte sulla famiglia, spiegando che l’Italia è un Paese a stampo patriarcale, dove può essere difficile lavorare la domenica per una madre. Mi viene anche fatto presente che per una madre lo è, per un padre no. Mi chiede addirtittra con chi sarebbero stati i miegi figli. E non va bene. Non va bene che nel 2021 ci vengano chieste queste cose. Non può essere argomento del colloquio, la nostra famiglia».
Serena è chiarissima nel messaggio che manda a tutte le altre donne: «Quando ci capita dobbiamo avere la voglia, la forza, il coraggio di denunciare, anche solo parlandone con le altre donne. Perché questi sono atteggiamenti di discriminazione forte che ci portiamo dietro da tanti anni». —
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