Il Tirreno

Versilia

Sos dei sindacati «L’ospedale è troppo sotto pressione»

Matteo Tuccini
Sos dei sindacati «L’ospedale è troppo sotto pressione»

Soddu (Fials): «Colleghi stremati, servono assunzioni vere» Rossi (Cgil): «Intero sistema a rischio, valutiamo il lockdown»

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Matteo Tuccini

viareggio. La scelta di non prendere (per ora) ulteriori provvedimenti di restrizione sulla Versilia, nonostante l’aumento vertiginoso di contagi e ricoveri in ospedale, non è stata presa bene là dove il virus si combatte senza tregua. In ospedale è difficile trovare qualcuno che non si aspettasse la zona rossa, o almeno la chiusura delle scuole. Ma, per forza di cose, uscire allo scoperto contro la decisione di Regione e sindaci non è facile.

A dare voce al malcontento pensano i sindacati che rappresentano i circa 1.900 tra medici, infermieri, operatori sociosanitari, tecnici e impiegati Asl in Versilia. Il Fials è quello che raccoglie il maggior numero di iscritti e spesso racconta cosa pensa la pancia. Daniele Soddu del Fials dice di ricevere continuamente messaggi dalla prima linea anti-Covid di colleghi «stremati da un anno di pandemia. Siamo stati l’ospedale che ha fatto meno giorni di ferie, cosa su cui avevamo chiesto di intervenire nei tempi di rallentamento dei contagi, tenendo comunque conto della situazione eccezionale che stiamo vivendo. C’è stanchezza. Anche perché si aprono nuovi letti Covid e il personale è lo stesso». Va detto che l’Asl sta riducendo l’attività che non c’entra col virus e non è urgente. Ancora Soddu: «Servono assunzioni. Ma assunzioni vere. I carichi di lavoro, tra Covid e persone che sono andate in pensione, non sono più sostenibili. Ci si arrangia spostando gli specialisti di qua e di là, ma non si può andare avanti così».

Cgil, Cisl e Uil hanno incontrato la direzione aziendale e sanitaria della zona distretto della Versilia, e hanno espresso «forte preoccupazione per il rapido aumento degli accessi al Pronto soccorso. L’ospedale ha risposto aumentando i posti letto Covid ordinari e in Terapia intensiva, dedicandovi personale e spazi, e depotenziando di conseguenza le attività non Covid non urgenti». In quattro giorni della scorsa settimana il Pronto soccorso ha registrato oltre 500 accessi, con decine di ricoverati.

«L’esperienza accumulata nello scorso anno aiuta ad affrontare questo momento, così come il sistema di rete previsto tra gli ospedali e le modifiche strutturali realizzate in questi mesi – dice Rossano Rossi, segretario provinciale della Cgil – Ma a preoccupare maggiormente è la tenuta del sistema, sottoposto a stress continuo da più di un anno, che nonostante i sacrifici e le modifiche adottate, mostra evidenti segni di stanchezza. Non dimentichiamo che, in seguito ai tagli alla spesa sanitaria portati avanti di anno in anno, il sistema sanitario è arrivato ad avere un personale insufficiente, ben al di sotto della media europea».

«È sorprendente – prosegue Rossi – la forza tirata fuori da questi lavoratori per reggere l’impatto della prima ondata. Poi è arrivata la seconda ondata ed adesso siamo in piena terza. Con i lavoratori immersi continuamente, giorno dopo giorno, in situazioni di stress, fatica e rischio inimmaginabili. All’inizio la popolazione ha apprezzato questo sforzo, salutando gli “eroi” dai balconi. Poi si è vista la recrudescenza della violenza contro gli operatori sanitari nelle forme più varie. Condomini che cercavano di cacciare gli operatori sanitari dal palazzo, genitori che si lamentavano se nella classe dei figli erano presenti figli di chi lavorava in ospedale. Dobbiamo capire che la tutela della salute dipende dalla tenuta del sistema sanitario pubblico. Questa è la priorità per tornare in futuro alla nostra vita ordinaria. Come organizzazioni sindacali – è la conclusione di Rossi della Cgil – conosciamo bene il tremendo peso sociale ed economico di un lockdown, ma bisognerebbe valutare se riproporlo di fronte all’escalation della terza ondata, almeno finché la campagna vaccinale non avrà coperto una parte sufficiente della popolazione». —

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