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Contradaiolo scomparso, addio anche da Giò di Tonno «Marcone sempre con me»
La chiesa di Querceta ha accolto le persone nel rispetto delle normative anti-Covid: un omaggio a Lorenzoni che se n’è andato a 58 anni
Gabriele Buffoni
querceta. Il gonfalone bianco e nero della contrada La Quercia appoggiato accanto al pulpito, la chiesa gremita (per quanto permesso dalle normative anti-Covid, con un nutrito gruppo di persone appostate appena fuori dalle porte aperte) , sbandieratori che per un giorno tornano a vestire i propri costumi con le bandiere raccolte da un nastro nero. Infine il suono affranto eppure potente dei tamburi che rimbomba tra le navate e fuori dalle mura della chiesa, risuonando di dolore dopo oltre un anno in cui la pandemia ha costretto il Palio dei Micci al silenzio. Querceta ieri ha dedicato così il suo ultimo saluto a Marco Lorenzoni, lo storico contradaiolo della Quercia scomparso mercoledì all’età di soli 58 anni: unendo le sue anime - il Palio ma non solo, Marco era anche una delle anime più appassionate del gruppo presepisti della Croce Bianca - nel dolore di una delle famiglie più conosciute in paese e ai tanti che a “Marcone” (così era conosciuto da tutti, nonostante la sua corporatura esile) hanno voluto bene. Già mezz’ora prima dell’orario previsto per la messa funebre nella piazzetta antistante la chiesa di Santa Maria Lauretana a Querceta si è radunata una piccola folla, in attesa del feretro in arrivo dalla Croce Bianca dove per tutta la giornata di giovedì incessante è stato il fiume di persone che si sono presentate per rendergli omaggio. Una bolla di commosso silenzio mentre il traffico della vicina Aurelia e i treni lungo i binari della ferrovia sembrano appartenere ad un altro mondo. Pian piano tra le panche della chiesa - demarcate da nastrini ad indicare i posti dove potersi sedere rispettando il distanziamento - arrivano tutti: chi ancora in abiti da lavoro si è ritagliato una pausa per essere presente, chi si lascia andare ad un pianto silenzioso e composto. «Marco è stato ferito più volte dalla vita, ma ha continuato sempre a guardare avanti: era un “uomo dei sogni” - spiega don Giuseppe Napolitano, paragonandolo alla figura biblica del patriarca Giuseppe - con una capacità e un coraggio non comuni, qualità che dobbiamo fare nostre nel ricordarlo e nel proseguire le nostre vite». È proprio il parroco di Querceta ad aprire la diga dei ricordi, e dal pulpito si susseguono in tanti: dagli amici fraterni all’attuale presidente della Quercia Luca Carducci che, con la voce rotta dall’emozione, riporta anche un messaggio di Giò di Tonno, il noto cantante pescarese che più di ogni altro è legato ai colori della Quercia avendo rappresentato spesso la contrada al festival del Miccio Canterino. «Porterò sempre con me il ricordo di Marcone, di tutti quei festival che abbiamo vissuto insieme - ha scritto Giò di Tonno - il suo sorriso, le sue critiche ma soprattutto la sua risata. Quando vedevo lui dietro le quinte del palco sapevo che tutta la contrada era con me». Anche ieri la contrada - così come l’intera comunità quercetana - era lì con i suoi tamburi e i suoi colori a salutare uno dei suoi membri più amati, ricordando nel dolore per “Marcone” anche la scomparsa di un altro pilastro del proprio gruppo: il 49enne Nicola Rossi, stroncato dal Covid lo scorso dicembre. —
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