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Le imprese turistiche vogliono ripartire «Controllateci e dateci fiducia, o è la fine»
Albergatori, commercianti e (pochi) ristoratori in piazza: «Dimostrato che i contagi non aumentano per colpa nostra»
Matteo Tuccini
viareggio. Le imprese turistiche versiliesi sono arrivate stremate all’anno di pandemia: per molte di loro il rinvio della stagione a dopo Pasqua significa non lavorare con continuità per almeno tredici mesi. Albergatori, commercianti, titolari di bar e chioschi, ristoratori (questi ultimi meno di quanto si aspettassero le associazioni di categoria): è il cuore imprenditoriale di Viareggio e della Versilia che ieri in piazza Nieri e Paolini, con una cinquantina di rappresentanti, ha manifestato ancora una volta pubblicamente la necessità di ripartire, per non finire gambe all’aria.
«Non siamo noi i responsabili dell’aumento dei contagi, fenomeno che avviene mentre noi siamo al palo. E nel frattempo continuano ad arrivare le tasse – dice Piero Bertolani, presidente di Confcommercio Versilia – Con sconti quasi impercettibili, come il 4-5% sulla Tari, quasi come se l’attività fosse aperta regolarmente. Mentre i ristori, o risarcimenti che dir si voglia, sono briciole. E mentre ad altre attività come la Sea arrivano prestiti anche rilevanti, vedi i dati pubblicati da Il Tirreno, rispetto a prima del Covid chiudono il doppio delle imprese turistiche».
C’è più stanchezza che rabbia nelle categorie: si accettano anche controlli severi, a patto di poter riprendere le fila e ricominciare a fare guadagni veri. Altrimenti, si spiega, sarà tutto finito prima di quanto si pensi. «Già vediamo imprenditori che si tolgono la vita per disperazione – dice Roberto Vannozzi, titolare del bar Galliano in Passeggiata – Le attività che sono in regola, che mantengono le distanze, che fanno entrare i clienti in maniera contingentata, hanno il diritto di lavorare. Invece si fa di ogni erba un fascio e i controlli non ci sono. Colpiamo chi fa assembramenti, sennò è inutile fare delle regole con i Dpcm».
«Oggi – dice Sandra Lupori, titolare dell’hotel omonimo e presidente dell’Associazione albergatori di Viareggio – sono aperte una decina, al massimo dodici, strutture alberghiere delle 90 presenti in città. Speravamo di poter iniziare la stagione turistica a Pasqua, forse con un po’ troppo ottimismo: fatto sta che non sarà così. Inevitabilmente slitteranno anche le assunzioni dei lavoratori stagionali e anche i nostri dipendenti a tempo indeterminato dovranno restare in cassa integrazione». Preoccupazione anche dai locali da ballo di Confcommercio, ieri rappresentati da Emiliano Cerri: «Siamo in coda a tutti: staremo chiusi un anno e mezzo come minimo. Il 30% di noi non riaprirà più».
Un grido d’allarme specifico arriva dai chioschi della pineta di Ponente: «Oltre alle problematiche che riguardano tutti – dice Rosita Bonuccelli,titolare de “Il coriandolo” – noi abbiamo anche la situazione specifica della pineta, che deve essere sistemata e messa a posto. Senza contare le allerte meteo che ci costringono a tenere chiusi quando ci sono giornate splendide». Antonio Flaminio, della pizzeria Flaminio a Lido di Camaiore, dice di essere rimasto solo con la speranza. «Lavoriamo con il 10% dei nostri clienti abituali, è un massacro – spiega – Cerchiamo di sopravvivere, ma è uno stress incredibile. A volte ci viene il dubbio che non sappiamo più fare il nostro mestiere». —
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