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Per i 200 anni della città ristampato il volume Viareggio Novecento
Viareggio. Chiedo scusa se parlo di Maria è l’opera prima di Romano Cima, viareggino doc, classe 1954, laureato in filosofia e ora insegnante della stessa disciplina al liceo Cassini di Sanremo. Uscito da circa un mese nelle librerie, il romanzo è a cura di Philobiblon Edizioni.
Semplificando si potrebbe dire che è la storia di un amore di coppia complicato vissuto in un ambiente fortemente ideologizzato com’era quello versiliese degli anni Settanta e primi anni Ottanta. Ma aprendo un po’ di più l’obiettivo lo potremmo definire un affresco generazionale dal quale emergono tutti i chiaroscuri di quei giovani appena usciti dal Sessantotto, portabandiera dell’idea di superamento della coppia e delle istanze frutto dei gruppi di autocoscienza, pronti a cadere sotto il peso delle proprie contraddizioni.
Anna e Federico, i due protagonisti di Chiedo scusa se parlo di Maria, ideologizzati politicamente e preparati a fare analisi sociali, non sanno far chiarezza sul loro privato e sui loro sentimenti, come recita la canzone di Giorgio Gaber e Sandro Luporini non “sanno parlare di Maria”: l’ideologia non fa gestire bene le proprie più intime emozioni.
E la canzone di Gaber/Luporini, di cui peraltro è costante la conoscenza, diventa il fil rouge del romanzo che parte dall’esperienza autobiografica dell’autore per dilatarsi, con una narrativa snella e piacevole, su tutta l’atmosfera vissuta nella Viareggio di quegli anni, dove vari personaggi viareggini del tempo si ritroveranno e forse anche si riconosceranno seppur con nomi diversi.
Il romanzo di Romano Cima a Viareggio è distribuito presso la libreria La Vela di Viareggio. —
Angela Rosi
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