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Addio alla vedova di Paolo Barsacchi, Anna Maria Gemignani
L’ultimo saluto è fissato per oggi alle 16,30 nella chiesa di San Paolino Si conobbero ragazzi, studenti del “Carlo Piaggia”
Viareggio. Due ragazzi, lei in quarta Ragioneria, all’Istituto “Carlo Piaggia” di Viareggio, e lui in seconda: quando gli sguardi si incrociano è subito amore. E bocciatura, Per entrambi: lui, Paolo Barsacchi, che diventerà sindaco di Viareggio e senatore del Partito socialista italiano; e lei – Anna Maria Gemignani che ieri ha lasciato i propri cari all’età di 82 anni. Il ricordo dell’amore giovanile con inciampo scolastico è riassunto nelle parole di Giulio Paolo Barsacchi, figlio della coppia insieme ai fratelli Giorgio e Gian Giacomo. Il politico socialista che la città rimpiange, dopo la scomparsa prematura, nel giro di pochi mesi, alla soglia dei 50 anni, e sua moglie sono rimasti insieme fino alla scomparsa del senatore. Lui a Roma, «ma con Viareggio che veniva sempre prima», ricorda Giulio Barsacchi, lei – che pure aveva lavorato come ragioniera nell’impresa edile di famiglia – dedita, invece, alla crescita dei tre ragazzi. «E a tutte le cose concrete, pratiche, delle quotidianità che non erano certo nelle “corde” di mio padre», continua Giulio. Anna Maria Gemignani «è sempre stata volentieri nell’ombra», così la ricorda il figlio: «Ho il ricordo di mio padre che la ascoltava, ma lei non è mai voluta entrare sul terreno della politica. Ricordo che era solita dire “solo se mi rendo conto che sta sbandando glielo dico”».
C’è stato, però – dopo la prematura scomparsa di Paolo Barsacchi – un momento in cui la presenza delle vedova del senatore socialista si è fatta sentire – eccome – con quel mondo della politica attraversato con successo crescente dal marito. Accade quando il nome del senatore Viareggio viene tirato in ballo nel processo per le tangenti nella costruzione della pretura di Viareggio. Nel 1990, Anna Maria Gemignani presenta denuncia al Tribunale di Pisa. Ai giudici la vedova Barsacchi consegna le bobine delle registrazioni delle telefonate fatte al ministro Giuliano Vassalli, al capogruppo Psi al Senato, Fabio Fabbri, al vicesegretario del Psi, Giuliano Amato. Dalle telefonate ascoltate in aula -riporta il quotidiano “Repubblica” in un articolo dell’epoca – «emerge il sospetto sull' effettiva volontà del Psi di salvare Walter De Ninno (esponente della segreteria amministrativa del Psi, ndr) a danno del defunto Barsacchi».
Molti anni dopo – siamo ormai nel 2013 – il “Fatto quotidiano” mette nero su bianco una telefonata del 1990 tra la vedova Barsacchi e Amato, nel corso della quale alla signora Gemignani che afferma di volere solo la verità in memoria del marito, Amato risponde: «Io troverei molto bello che tu da questa storia ti tirassi fuori». La vedova Barsacchi non molla: «Giuliano, io voglio soltanto che chi sa la verità la dica», sono le sue parole, nette. Il 13 dicembre del 1990 i responsabili della tangente verranno condannati. Tra loro c’è De Ninno. «Ricordo ancora», così le parole di Giulio Barsacchi, «quando mia madre mi mandò ad acquistare il registratore in un negozio di via Pinciana». E in questa immagine ci sono tutta la fatica e l’orgoglio di chi, ragazzina, per amore affrontò anche la bocciatura.
L’ultimo saluto ad Anna Maria Gemignani è fissato per oggi, alle 16,30, nella chiesa di San Paolino. —
Donatella Francesconi
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