Il presidio
Maria Luisa vietò la caccia per non disturbare i suoi cavalli
L’infanta di Spagna, prozia della baronessa Maria Valentina, emanò il decreto per tutta la pineta il 6 febbraio di 200 anni fa
la ricorrenza
Vietato l’accesso alla Pineta. Fu con questo divieto che Viareggio si dovette scontrare il 6 febbraio di 200 anni fa: Maria Luisa Infanta di Spagna e duchessa di Lucca, prozia della baronessa Maria Valentina scomparsa mercoledì, aveva infatti vietato l’ingresso in Pineta «con strumenti atti a danneggiare», impedendo quindi la caccia che avrebbe spaventato i suoi cavalli, allevati nelle eleganti stalle sorrette da colonne in ghisa e arredate con mangiatoie in bianco marmo, tutt’oggi visitabili a villa Borbone.
«Il decreto emanato del 6 febbraio 1821 – spiega il professor Pietro Paolo Angelini, referente della fondazione Banca del Monte di Lucca per il progetto triennale dedicato a Maria Luisa Di Borbone – affronta la gestione delle macchie e della pineta di Levante di Viareggio. Maria Luisa nomina una nuova commissione sopra le macchie di Viareggio. Questi territori, donati da Felice Baciocchi al Comune di Viareggio, erano stati acquisiti da Maria Luisa e assegnati poi al governatore della Città di Viareggio. In una parte di quell’ampio territorio, divenuto ora ducale era stata vietata la caccia». I cavalli avrebbero potuto infatti spaventarsi per lo scoppio delle fucilate e fuggire.
«Nello stesso decreto – prosegue Angelini - era stato proibito ai cittadini di raccogliere il concime prodotto dagli animali, che doveva restare per la riproduzione delle pasture. Il decreto prevedeva pene severe: nella penale di scudi 10 lucchesi, da commutarsi in un mese di carcere».
Di fatto i viareggini perdevano l’accesso ad un ampio territorio ritenuto ancora di loro proprietà e in cui erano abituati a raccogliere anche il legname caduto a terra, attività ora proibita. Due anni prima, Maria Luisa aveva realizzato una delle azioni più benefiche e innovative per Viareggio che da paese di pescatori, grazie al suo governo, era divenuta città autonoma e centro marittimo. Con decreto del 2 ottobre 1819 era infatti stata decisa la costruzione “di una nuova grandiosa Darsena e il prolungamento dei moli, lavori che non possono non recare un grande incremento nella marina mercantile. —
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