Il Tirreno

Versilia

l’immobile storico 

Quattro anni senza l’Arlecchino ma la riqualificazione è lontana

Melania Carnevali
Quattro anni senza l’Arlecchino ma la riqualificazione è lontana

Ancora nessun progetto per l’immobile che per decenni è stato il cuore della movida Il sindaco: «Non lo vogliamo vendere, cerchiamo privati che si facciano avanti»

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Melania Carnevali

lido di camaiore. Era il febbraio del 2017 quando, il bar Arlecchino, per 50 anni cuore della movida versiliese, chiuse lasciando solo quel vecchio edificio alla porta di viale Colombo, a Lido di Camaiore. Una palazzina adesso ricoperta di banner pubblicitari che servono più a coprire l’immobile (fatiscente nel luogo sbagliato) che a vendere prodotti. In quattro anni, il Comune non è riuscito a trovare la quadra per questo fabbricato con un potenziale da vendere – per la sua posizione – ma troppo costoso da riqualificare. Il municipio dovrebbe indebitarsi. Ma indebitarsi per cosa, se manca anche un progetto?

«Abbiamo avuto contatti informali con soggetti interessati – spiega a Il Tirreno, il sindaco di Camaiore Alessandro Del Dotto –. Contatti che ormai risalgono a qualche mese fa. Tutti si sono presi tempo per fare poi le loro proposte. L’interesse è grande. Tanti chiedono informazioni. C’è un viavai soprattutto d’estate. Molti sono interessati però solo al bar e questo non è possibile a meno che non ci sia un partenariato. Al momento nulla è stato formalizzato».

Quell’immobile nacque come ristorante Bertacca, poi diventò albergo Arlecchino. Venne infine acquistato dal Comune e iniziarono gli anni delle terrazza Martini dove venivano organizzati appuntamenti e serate.

Negli ultimi anni, mentre al piano terra l’Arlecchino continuava a essere cuore della vita lidese, il primo era diventato inagibile per via di infiltrazioni d’acqua dal tetto. Adesso la sua riqualificazione potrebbe comportare una demolizione. «Bisogna capire cosa conviene fare – spiega Del Dotto –: se riqualificarlo o costruirlo ex novo. L’edificio è stato costruito prima degli anni Settanta, quindi immagino che non sia a norma dal punto di vista sismico».

Tutto è vincolato al progetto, che al momento manca. L’ex assessore Carlo Alberto Carrai (prima amministrazione Del Dotto) promosse un concorso di idee per la rivalorizzazione dell’immobile, concorso che si chiuse però con un nulla di fatto.

«Noi non lo vendiamo – continua Del Dotto –, questo è certo. Siamo disponibili a concessioni comunali di lungo periodo con una valorizzazione che consenta di dare una veste migliore all’immobile. L’importante è che non ci vengano proposte opere faraoniche, come grattacieli o piramide: cosa effettivamente accaduta».

Le opzioni, dice il sindaco, sono due: «O arriva direttamente una proposta o apriamo noi un avviso per vedere se ci sono privati interessati». Per questo «ci sarà prima un passaggio con la maggioranza e gli abitanti della zona».

L’amministrazione spera nei fondi del Recovery fund. «Se arrivassero fondi, si potrebbe pensare in grande. Andrei da Dal Ghingaro e gli direi di fare un progetto unico di passeggiata allargata, da Viareggio a Lido, in modo che diventi la passeggiata più grande d’Europa. Loro hanno il Piper da riqualificare, noi l’Arlecchino: potremmo metterci insieme in un unico progetto di respiro europeo». —

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