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Cala del 30 per cento l’introito dall’estrazione del marmo

Tiziano Baldi Galleni
Cala del 30 per cento l’introito dall’estrazione del marmo

Tra Seravezza e Stazzema ci sono quindici società del lapideo attive  La flessione è stata causata dai due mesi di stop durante il lockdown

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Tiziano Baldi Galleni

seravezza. Calano, nel 2020, le entrate derivanti dal contributo sull’estrazione nei due comuni della Versilia in cui si trovano i bacini di marmo e pietra del Cardoso. In totale è un meno 30 per cento.

A Stazzema le imprese proprietarie di cave hanno versato – e in parte devono ancora versare – un totale di 345mila euro (cento mila in meno rispetto al 2019), mentre Seravezza circa 180mila (rispetto ai 274mila dell’anno prima). Anche se Seravezza ha in corso una causa con Henraux, che quindi sta continuando e versare una percentuale minore del contributo rispetto alle altre aziende, altrimenti il totale dell’entrata del Comune sarebbe intorno ai 330mila euro.

La flessione è stata causata degli oltre due mesi di stop di marzo e aprile, per la pandemia, in cui neppure le cave hanno lavorato. La tassa marmo (attualmente al 10 per cento, e fino al 2015 al 5, 25 per cento) è infatti calcolata dagli uffici comunali in base ai quantitativi estratti che le singole aziende comunicano con un’auto dichiarazione. Ogni metro cubo commercializzabile tolto dalla montagna per i Comuni ha un valore economico. Un prezzo che è stabilito in base ad indagini di mercato sui singoli materiali (come il marmo arabescato, lo statuario, o il calacatta). La percentuale della tassa marmo viene trattenuta dal totale del valore in euro dei blocchi estratti. A Seravezza ci sono sei società che lavorano in quattro bacini estrattivi: le cave dell’Altissimo, l’area Trambiserra, Arni e sul monte Costa. Le società più importanti sono Henraux, che detiene la maggior parte delle siti, Trambiserra Marmi, e la Fratelli Sermattei. «L’entrata del 2020 è minore rispetto allo scorso anno: è di circa 180 mila euro – spiega l’architetto comunale Andrea Tenerini –. Ma secondo noi dovrà essere di circa 330mila euro. C’è un’azienda che ha fatto ricorso, quando abbiamo portato la tassa marmo al 10 per cento, e sta continuando a versare i contributi in base alla percentuale più bassa. Noi gli chiederemo il restante, con gli interessi, e loro come per i versamenti del 2019 ci proporranno una rateizzazione». Si tratta di Henraux, la società con sede a Querceta, che fra l’altro nei prossimi anni potrà estrarre di più, nel bacino delle Cervaiole, e quindi il Comune incasserà di più.

«Quando gli è stato concesso il nuovo piano di coltivazione, tutta la parte della cava sopra i mille e 200 metri – prosegue Tenerini – è stata esclusa e quindi stanno lavorando solamente in una parte più piccola. Quando avranno approvato dalla Regione il nuovo Piano di bacino potranno tornare a lavorare su tutti i siti delle Cervaiole escluso lo zuccotto».

A Stazzema invece le società che lavorano sono nove nei versanti di Stazzema e Cardoso, dove si trova la pietra del Cardoso, a Levigliani dove c’è la Cooperativa Condomini (la più grande per numero di dipendenti), e ad Arni. «I mesi in cui la produzione si è fermata – spiega il sindaco Maurizio Verona – sono stati quelli di solito più produttivi per le nostre aziende, mentre nei periodi invernali fra il ghiaccio e la neve l’estrazione va a rilento. Tuttavia già con quest’anno il calcolo della tassa marmo ci porterà maggiori introiti, dato che abbiamo rivisto al rialzo del 10 per cento i valori medi di mercato dei singoli quantitativi». —

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