Il Tirreno

Versilia

L’onda del Covid per ora non si rialza: «Il Natale blindato sta funzionando»

Matteo Tuccini
Ettore Melai, primario di Anestesia e rianimazione-Terapia intensiva, Andrea Nicolini, direttore del 118 area Versilia-Lucca-Massa e Giuseppe Pepe, primario del Pronto soccorso versiliese
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Ettore Melai, primario di Anestesia e rianimazione-Terapia intensiva, Andrea Nicolini, direttore del 118 area Versilia-Lucca-Massa e Giuseppe Pepe, primario del Pronto soccorso versiliese

Pronto soccorso, Rianimazione e 118 dell'ospedale Versilia: curva sotto controllo. Il primario Pepe: meglio del previsto, ma è ancora lunga

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VIAREGGIO. Non si può cantare vittoria: la prudenza, di fronte a questo virus bestiale, è una specie di bussola da non perdere mai. Ma i quindici giorni che servivano per capire cosa sarebbe successo dopo Natale e Capodanno sono passati. La risposta è: niente di allarmante, almeno per ora.

La curva dei contagi Covid in Versilia resta su livelli stabili: al momento la nuova ondata – la terza – non si fa vedere. Le restrizioni imposte soprattutto in Toscana, divenuta gialla per pochi giorni prima di Natale e poi di nuovo ballerina tra arancione e rosso come nel resto d’Italia, sembrano aver prodotto i risultati richiesti.

Ieri i nuovi casi positivi registrati sul territorio versiliese erano dieci. I ricoverati in ospedale, invece, erano 53, di cui cinque in Terapia intensiva. Sono ancora numeri importanti, però nella Rianimazione-Terapia intensiva diretta da Ettore Melai ci si augura che la tendenza non cambi per poi dirigersi verso il basso: tra altri quindici giorni si potrà chiarire ancora meglio se il peggio è passato.

Una riduzione delle chiamate per casi sospetti Covid è ammessa anche dagli operatori della centrale 118 diretta da Andrea Nicolini. Mentre al Pronto soccorso, spiega il primario Giuseppe Pepe, i casi sospetti Covid che arrivano oggi sono «dai dieci ai venti al giorno, con due o tre in media che hanno bisogno del ricovero». In autunno, nel picco della seconda ondata, gli accessi con sintomi Covid erano una trentina. Di cui uno su quattro risultava positivo al virus.

Secondo il primario Pepe, «questi giorni sono importanti per capire dove andremo a parare. Sono sincero: mi aspettavo altri dati, altri numeri. Per ora possiamo dire che è andata meglio del previsto: logico dedurre che a Natale e Capodanno le restrizioni hanno funzionato e i comportamenti dei nostri concittadini sono stati corretti, in linea di massima». La Toscana e la Versilia, in questo senso, stanno riscuotendo il credito di essere tornati in zona gialla più tardi rispetto agli altri.

Secondo il primario Pepe «ci vuole ancora tempo per fare le valutazioni e capire se, per esempio, serve un nuovo lockdown, così da azzerare definitivamente i contagi in contemporanea con le vaccinazioni. Posso dire che oggi in Pronto soccorso stiamo assistendo a quello che potrebbe sembrare un cauto ritorno alla normalità: continuiamo ad avere pazienti Covid, però compaiono sempre più malati che col Covid non c’entrano. Parliamo delle solite malattie stagionali, quelle che ogni anno fanno capolino nell’autunno-inverno».

Con una differenza: l’assenza o quasi, per ora, dell’influenza.

«È evidente, come già affermato da molti colleghi, che quest’anno l’influenza fa i conti con misure mai viste in passato – replica il primario del Pronto soccorso – Ci sono state le vaccinazioni, in numero superiore rispetto agli anni scorsi; ci sono le mascherine, il distanziamento, la riduzione dei contatti sociali. L’influenza è svantaggiata in queste condizioni. Ma anche qui il verdetto va dato più in avanti».

Nel frattempo Pepe invita la cittadinanza «a usare cautela, ma a vedere con un po’ di ottimismo il futuro. Abbiamo un’arma, il vaccino, che rispetto ai mesi scorsi ci dà la speranza di poter chiudere la partita nel giro di qualche mese. Fino ad allora l’ospedale viaggerà su due binari paralleli: la gestione dei malati Covid e quella dei no Covid». —

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