L’addio a don Danilo nella chiesa che aveva contribuito a costruire
Anche il senatore Mallegni e i sindaci della Versilia storica ai funerali che sono stati celebrati dall’arcivescovo Benotto
PIETRASANTA. Lo hanno salutato in tanti, don Danilo D’Angiolo, lì, nella chiesa del Santissimo Sacramento, che per lui era la casa dove riceveva i fedeli fin dal primo giorno in cui ci era arrivato, quando la chiesa non era ancora stata completata. Quella chiesa don Danilo aveva contribuito a costruirla e lì ha ricevuto l’ultimo abbraccio della sua gente.
A celebrare la funzione è stato l’arcivescovo di Pisa Giovanni Paolo Benotto, con tutto il clero versiliese - e non solo - che si è stretto attorno a uno dei decani del sacerdozio. L’arcivescovo ha parlato di una chiamata improvvisa che don Danilo non aspettava visto che ancora si muoveva in piena autonomia, con l’auto con cui era andato a celebrare messa solo pochi giorni fa.
Il quartiere Macelli era cresciuto attorno alla chiesa del Santissimo Sacramento, ne era il punto di riferimento, e Don Danilo ne era stato a lungo il parroco: uno di quelli che lascia il segno. L’età non gli aveva tolto la passione per la partecipazione a iniziative pubbliche e culturali.
In prima fila a salutarlo c’erano il senatore Massimo Mallegni che da lui era stato sostenuto nelle avventure elettorali, il sindaco di Pietrasanta Alberto Giovannetti e subito dietro il primo cittadino di Seravezza Riccardo Tarabella e quello di Forte dei Marmi Bruno Murzi. Ai lati del feretro i labari delle associazioni, la Croce Verde di Pietrasanta, la Misericordia di Pietrasanta e quella di Capezzano, le Filarmoniche di Azzano e di Capezzano, il Labaro dei Martiri di Mulina di Stazzema e l’associazione Martiri di Sant’Anna di Stazzema.
Fuori dalla chiesa ieri pomeriggio erano in tanti ad ascoltare l’orazione funebre trasmessa con gli altoparlanti vista la capienza inevitabilmente ridotta per l’emergenza sanitaria.
Don Danilo era conosciuto da tutti, una specie di istituzione per la comunità versiliese. Se ne è andato improvvisamente con il suo bagaglio di conoscenze nel luogo, la Versilia appunto, che più di tutti gli altri - da Barga a Uliveto Terme - era stato suo. Sarà tumulato nella Cappella di famiglia - realizzata dall’architetto Mario Botta con la scultura di Giuliano Vangi - nella sua Azzano con il fratello Vando e l’amata madre Mite. —
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